PACO IGNACIO TAIBO SEGUNDO.
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RIVOLUZIONARIO DI PASSAGGIO.
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Titolo originale: De paso.
Traduzione di: Glauco Felici.




Presentazione
Messico 1920, Sebastin San Vicente  di passaggio, perch per i posti ci si passa, per le idee no. Nel corso di tre anni, ruba le buste paga di una fabbrica, perch vadano agli scioperanti e non ai crumiri; si mette alla testa dei campesinos che assaltano le fattorie al grido di Viva Lenn!; organizza un sindacato di prostitute; legge libri avuti in prestito e non li restituisce mai, fa amicizia con un dottore gobbo, paladino del controllo delle nascite. Espulso dal Messico rientra clandestinamente, attraversando la selva del Chiapas, affronta a cazzotti lesercito, mangia tacos, dirige scioperi. Poi ha un sogno, un incubo, da cui si risveglia per predicare la sua ultima utopia. Quindi sparisce.
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La storia di un Olandese volante della rivoluzione, ricostruita attraverso le testimonianze di tutti coloro che lo hanno incrociato. Proprio tutti, compresi i poliziotti che gli danno la caccia e i traditori che cercano di venderlo, immancabilmente affascinati da questa incarnazione dello spirito di riscossa.
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L'AUOTRE.
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Paco Ignacio Taibo Segundo  nato in Spagna a Gijn nel 1949, dal 1958 vive a Citt del Messico. Giornalista, docente universitario, storico e soprattutto romanziere, tra i suoi libri in Italia sono stati pubblicati Ombre nellombra (riproposto in edizione tascabile nella collana EST), Come la vita, Qualche nuvola, Stessa citt stessa pioggia, La bicicletta di Leonardo, A quattro mani e La lontananza, del tesoro.
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Per Benito e per Carlos, indispensabili fratelli. Per Astor Piazzolla, al bandonen, e per Gerry Mulligan, al sax baritono che con Years of Solitude per due mesi hanno fornito la musica a questa storia.
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Forse il tempo ha per te un risuonare diverso, come una costante permanenza del passato nel presente, quale che sia.
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JOEL JAMES.
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Non c niente di meglio che trovarsi sulla nave, quando arriva il naufragio.
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BENITO TAIBO.
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NOTA DELLAUTORE.
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Molte delle storie qui narrate si basano fedelmente su documenti originali: atti di congressi, rapporti di polizia, informazioni di agenti segreti, appunti dei presenti, memorie di testimoni, articoli di giornali sindacali, di riviste e di quotidiani nazionali. Sarebbe difficile affermare che questo  un romanzo.
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ALTRA NOTA DELLAUTORE.
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La stragrande maggior parte di ci che qui viene narrato  costruito sulla base della fantasia dellautore, delle sue personali e per nulla attendibili versioni dei fatti accaduti a Tampico, ad Atlixco, a Veracruz e a Citt del Messico tra il 1920 e il 1923; linformazione basata sui documenti rappresenta soltanto linfrastruttura su cui  costruita la finzione.
Sarebbe difficile affermare che ci troviamo di fronte a un testo fatto di testimonianze; ovviamente, questo  un romanzo.
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ULTIMA NOTA DELLAUTORE.
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Che diavolo  un romanzo?
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Uno.
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Comunic. Greene a Hoover. SICT 23011. Rif 1023. San Antonio. Ritrasm. New Orleans. Ripet.
comunic. 18 agosto 1920.
Notizie San Vicente coinvolto indagini attentato presidente Wilson. Visto N. Orleans verso 16 luglio scorso compagnia Jos Rubio (rif 1027). Entrambi collegamento anarchici gruppo sede Tampa, Florida. Operai tabacco origine cubana. Particolarmente contatto Mateo Vega o Vegas o Vigas (rif 1927/11). San Vicente probabilmente lasciato paese, vuole lasciare, lascer presto. Rapp. rif attivit iww costa orientale. Indagine in corso. San Vicente condannato espulsione, ma pendente sentenza parallela tribunale federale attentato. Seguono altre informazioni. Dolly.
Comunic. Hoover a Greene a Dolly. Copia urgente Chester e Wilcox. Washington. Comunic. ripet. SICT
23118. Rif 1023 e 1027. 20 agosto 1920.
Assegnare priorit cattura San Vicente-Rubio. Impedire lasciare paese. In caso contrario inseguire.
Autorizzazione copre Messico, Cuba, Canada. Massimo sei agenti base incaricati. Hoover.
Comunic. Baxter a Dolly. Ritrasm. Dolly a Hoover.
SICT 24911. Rif 1023 e 1027. 2 settembre 1920.
Localizzati San Vicente, Rubio. Voci segnalavano presenza a N. Orleans. Pista falsa, creata dai ricercati. Tentano passare confine Messico a Del Rio, Texas.
Agente insegue con copertura. Baxter.
Comunic. Lyman a Hoover. SICT 25013. Rif 1023 e 1027. 6 settembre 1920.
A New York voci ambienti anarchici segnalano qui pronti partenza estero Rubio, San Vicente.
Impossibile confermare.
Rafforzare sorveglianza porti. Lyman.
Comunic. Dolly a Hoover. San Antonio ritrasm. SICT
25819. Rif 1023. 7 settembre 1920.
Calvert ferito piede contrabbandieri Del Rio, Texas. Pista San Vicente falsa. Abbandoniamo ricerca questa base. Scuse. Baxter.
Comunic. Hoover a Greene. Bollettino generale. Rif 1023 e 1027. SICT 25910. 9 settembre 1920.
Indagine avviata New York dimostra non partecipazione San Vicente-Rubio affare Wilson. Permane tuttavia interesse cattura per eseguire espulsione via Cuba dove pendente processo assassinio poliziotto LAvana. Mantenere priorit. Maggiori probabilit costa sudorient. Hoover.
Comunic. Chester a Dollv. Natural. Rif 1023 e 1027.
12 settembre 1920.
Lyman recuperato da rimorchiatore baia. Afferma gettato in mare mercantile tedesco da San Vicente individuato tra passeggeri. Lyman polmonite grave causa 11 ore in acqua. Nave San Vicente scali Messico, LAvana, Panama. Condizioni Lyman impediscono precisare informazione. A volte dice San Vicente autore, a volte incolpa Leo Bruce, suo cugino. Suggerisco utilizzare con cautela questa informazione. Chester.
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Due.
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In Messico? domandai a Sebastin San Vicente sessantacinque anni dopo.
E perch no, cazzo?
L non ce la trover la rivoluzione, San Vicente; nel 1920 il paese era esausto per troppa lotta
armata, per troppi morti, per troppe promesse non mantenu-te. Non cera nemmeno unorganizzazione
sindacale anarchica, anche se la CGT sarebbe nata qualche me-se dopo.
Non ho bisogno di nessuna rivoluzione che mi aspetti. Uno la rivoluzione ce lha dentro e se la
porta di qua e di l. Come i bagagli.
Sembrano le parole di una canzone.
Proprio cos, n pi n meno disse con un sorriso. E
scomparve lungo il ponte del Seawolf coperto dalla fine rugiada dacqua prodotta dalla
mareggiata che sinfrangeva contro coperta, dando inizio a questa storia. Io me ne stavo nella mia casa
a Citt del Messico sessantacinque anni dopo, osservando la notte che brillava attraverso la finestra.
Lunica cosa che mi seccava era che nel 1920 mancavano ancora ventinove anni alla mia nascita.
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Tre.
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Mi ero detto che quel giorno compivo sedici anni, che ormai avevo let di un uomo. Non mi
diedi retta. Me ne andai lo stesso al molo per vedere la gente che sbarcava. Lungo tutta la strada sapevo
bene che stavo andando al porto e non importava se chiudevo gli occhi, perch non mi sarei mai potuto
perdere, perch mi bastava il naso per arrivarci seguendo lodore di grasso rancido, di rifiuti, di sudore,
di fritto. E se non potevo annusare, potevo ascoltare, perch quel vento portava anche rumori: i motori
delle gru, gli ingranaggi che cigolavano, la musica un po triste del Tropical, un bar di puttane. Il vento
portava molte cose, quel giorno, perch non capita spesso di compiere sedici anni, di diventare grande,
incontenibile dentro la tuta da lavoro grigia e sotto il cappello di paglia che un vecchio mi aveva
regalato, perch un altro vecchio glielo aveva regalato quando era giovane. Il vento aveva profumo di
dollari, di banconote dallinchiostro verde e fresco, banconote lucenti, di quelle che io non possedevo, e
il vento aveva odore di petrolio, perch tutta Tampico odora di petrolio, e il vento suonava come un
bolero romantico.
Da quei suoni, da quegli odori che ricordo, penso che allora sapessi che stavo andando al porto
per vedere navi su cui non sarei partito. Quegli odori mi fanno pensare che Tampico  cambiata, che
non odora pi di dollari. Ma allora non la pensavo cos, non potevo neppure immaginare che quei
cappelli di paglia fossero migliori di quelli che fanno adesso.
Quel giorno lodore era l, e io stavo con lui, e lodore di vento di mare, di grasso rancido, di
petrolio e di dollari veniva gi dalle palme, scendeva dai muri delle case bianche e sembrava quasi
macchiato di sole.
Sbarcavano dal Morr Gasile, un grazioso vaporetto della
Ward Line, e dal Seawolf, che faceva rotta da New York a Tampico prima di proseguire per
Veracruz e poi fino a Panama, per tornare via LAvana e New Orleans. La passerella era stata calata e,
di sotto, su un tavolino pieghevole, gli agenti di polizia timbravano passaporti e prendevano con abilit
(maghi, prestigiatori) le mazzette, tributo al dio che governa qui. I sacerdoti della chiesa del signore
delle mazzette mi guardarono storto perch non fanno piacere gli intrusi durante il rituale di sfilar via
soldi agli stranieri; era un rapporto privato tra loro e gli stranieri, come tra la puttana e il cliente, senza
curiosi. Feci una risata con la faccia da ce n per tutti, che viene capita, e in fretta, tra la gente del
mestiere, e spiegai a gesti che venivo a caricare valige grasse in cambio di mance magre, con laiuto di
Dio; e anche senza, perch con Dio, allora, avevo poco a che fare, e adesso niente.
Ma io non ero andato a caricare valige per pochi centesimi; non sono cose da farsi il giorno in
cui compi sedici anni. Ero andato a vedere gli uomini che venivano da altri paesi, e a osservare i vestiti
a fiori delle donne e gli ombrellini da sole e, con un po di fortuna, luniforme di un marinaio tedesco o
il gilet bianco di un baro gringo venuto ad animare le case da gioco che i cinesi avevano messo in piedi
a Tampico in quegli anni; o ero andato l per vedere un nero, perch era tanto che non vedevo neri,
magari un complesso cubano venuto a suonare allHotel Ingls. Pensavo di non esserci andato per
chiedere lelemosina.
Adesso invece so bene di esserci andato per lelemosina, elemosina di occhi, di sensazioni, per
elemosinare sogni: lo facevo allora e continuo a farlo molti anni dopo. Anche se le cose non si svolsero
proprio cos. Poich il terzo uomo che era sceso dalla passerella si ferm a guardarmi fisso e mi disse:
Ci si pu fidare di te?.
No gli risposi.
Peccato disse, e si mise a camminare.
Credo che mi abbia conquistato il fatto che non tentasse di
convincermi, che non provasse a comprarmi, che forse aveva indovinato che avevo sedici anni e
che non stavo chiedendo il permesso per vivere... tutto questo, e il gilet bianco. Lasciai che percorresse
una dozzina di passi e lo raggiunsi. Mi stava aspettando. Come faceva a saperlo?
La solidariet, amico, la solidariet non si compra. Io ti ho chiamato e tu hai risposto, questo 
tutto mi avrebbe detto un anno dopo, vicino a unaltra nave.
Rimanemmo a guardarci per un momento. Poi domand:
Puoi portarmi dai compagni?.
Vuole andarci con quel vestito da signorino?
E lunico che ho, amico. Ed era vero, aveva soltanto quello che indossava e una piccola
borsa a cui dava forma un qualche arnese di metallo, una pistola, mi dissi. Poi avrei saputo qual era il
contenuto della borsa e avrei scoperto un prosaico mazzo di chiavi inglesi e altri attrezzi da meccanico.
Presi a camminare senza aspettarlo. Avevo sedici anni ed ero una guida, non una dama di compagnia.
Luomo si adegu in fretta al mio passo saltellante.
Girammo per il ponte e andammo verso la Casa del Obrero Mundial. Tutti a Tampico
conoscevamo la Casa, io come gli altri e forse anche meglio. Come molti avevo imparato a leggere su
El Pequeno Grande.
e spesso avevo distribuito giornali per il vecchio Gudino o con quelli della federazione locale.
Sapevo a memoria Grto Rojo e lo gridavo alle manifestazioni, conoscevo la marsigliese anarchica e
qualche volta scrivevo manifesti per i falegnami (a patto che loro dettassero,  chiaro). Ero figlio del
Rojo e, cosa strana per quei tempi, di madre ignota. Adesso credo che sia cosa comune essere figlio di
padre ignoto, ma non era il caso mio. Io ero figlio del Rojo e di mia madre non ho mai saputo niente, e
oltretutto non ho mai fatto domande. Il Rojo lo chiamavano cos perch aveva i capelli rossi, non
perch fosse anarchico, ma io mettevo insieme una fama con laltra.
Come ti chiami, ragazzo?
Fabio il Rojito, mi chiamavo.
Come sarebbe, ti chiamavi?
Perch adesso ho compiuto sedici anni e mi chiamo Fabio e basta.
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Sta bene disse e rest a guardarmi. Poi mi tese la mano. Il mio nome  Sebastin San Vicente. Torna a essere il mio nome qui mi disse. La strinsi con forza e se dico che uscirono scintille  perch adesso, ormai, ne  passato di tempo e uno vuole che quelle cose non siano dimenticate, mai, che rimangano segnate per sempre dentro al baule dei ricordi. Perch il baule dei ricordi si riempie sempre di merda con il passare del tempo, e ci sono cose che bisogna sottolineare con una matita rossa per non farle cancellare. Quella fu la prima volta che strinsi la mano al migliore amico che ho avuto nella vita. Tampico odorava di petrolio, il sole brillava, il vento spingeva profumo di dollari verdi nelle strade e io avevo conosciuto Sebastin San Vicente. Nella sede non cera nessuno e ci sedemmo sul marciapiede ad aspettare. Due ubriachi si sedettero insieme a noi per fare numero, cantavano:
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Tampico hermoso, puerto tropical, tu eres la gloria- de todo nuestro pais, y por doquiera yo de ti, me he de acordar.
E ripetevano: Meee heee de acordaaar!.
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Tampico bella, porto tropicale, tu sei la gloria del nostro paese, e dovunque io vada, di te mi ricorder.
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San Vicente era irreprensibile e addirittura maniaco in fatto di igiene, si lavava le mani due, tre, sei, otto, dieci volte al giorno; diceva che era per nascondere il grasso e le macchie di carbone che si era fatto quando lavorava come meccanico sulle navi. Una delle molte notizie sparse che a poco a poco misi insieme a
proposito della sua vita. Le cose cambiarono, dopo che ebbi conosciuto San Vicente.
Di solito lavoravo in posti diversi, per pochi soldi, qua e l.
Consegnavo biancheria per le lavanderie; facevo il ruffiano per un paio di puttane che venivano
dalla costa di Veracruz e destate mi lasciavano dormire sotto il portico di casa loro; aiutavo Cosme, un
droghiere spagnolo, a moltiplicare le bottiglie di rum cubano (due da una e, non dirlo a nessuno, met
di cubano autentico, met di un miscuglio di alcol e di canna da zucchero bruciacchiata) e cos
dinverno potevo dormire sul bancone de La Vencedora, evitando i topi e leggendo il giornale di notte,
prima che Cosme lo usasse per incartare. Lavoravo come apprendista tipografo, trasportavo il piombo
gi composto e tiravo le bozze a mano, spazzavo il pavimento. Be, per dirla breve, da due anni, da
quando il Rojo era morto nellincidente alla caldaia numero tre, avevo perso il mio lavoro di figlio e non ne avevo uno nuovo.
San Vicente mi diede un lavoro. Sapeva che non si pu vivere da uomo senza un lavoro. E me
ne diede due: meccanico e incendiario. Come meccanico, lui era in gamba, parlava con i motori nella
loro lingua mentre li metteva a punto, gli sussurrava qualcosa.
Poi avrei scoperto che recitava brani delle opere di Malatesta e di Bakunin mentre li sistemava,
li controllava, li registrava fino a ottenere il ronfo giusto, perfetto di quando la macchina funziona
senza sprechi, senza intoppi. Fu lui a insegnarmi questo lavoro, e mentre parlava di motori, quando non
parlava con i motori, mi raccontava la storia dellumanit secondo Reclus. Mi descriveva i feudi e le
trib, i re e la nascita del capitale. Mi raccontava la storia della Comune di Parigi come se ci fosse
stato. Mi parlava di Barcellona la Rossa e dei martiri del Primo
Maggio a Chicago. Di Louis Lingg che si fece saltare la faccia con una sigaretta piena di
esplosivo, piuttosto che farsi portare sulla forca; di Oscar Neebe che, quando seppe di essere stato
condannato a quindici anni e che non avrebbe condiviso la sorte dei suoi compagni, grid al giudice: Impiccatemi con loro!.
Accompagnati dalla sua voce, sfilavano paesi, uomini. E
tutto quello che mi circondava si completava con la visione di altri occhi, che da poco avevo imparato a riconoscere come miei.
Avevo gi sentito quella voce dura, da opera teatrale, che esce roca dai polmoni, la voce della
ribellione, avevo strillonato i suoi giornali, avevo partecipato a qualche assemblea, avevo visto gli
operai del petrolio sbraitare contro lingiustizia spudorata delle compagnie inglesi, gringos e olandesi;
avevo visto la miseria dei nostri quartieri. Avevo ascoltato la voce della ribellione, ma non avevo
ricevuto sulla faccia, come uno schiaffo, il suo richiamo. Quellidea che ti cresce dentro e ti scava
solchi nella pelle, ti propone lavventura suprema, ti parla dolcemente nellorecchio, per conto del destino.
Non era un bravo oratore. Nelle assemblee pubbliche non faceva bella figura, non infiammava i
lavoratori che si riunivano nei saloni della Casa del Obrero Mundial. Era di un altro genere.
Quando stava a Tampico da meno di due mesi e mezzo, si era organizzato insieme ad alcuni lavoratori della sezione comunista.
Con i pi duri, con i pi scettici, con i pi accesi nei confronti del padronato, con i pi intransigenti. Non pi di una dozzina.
Tutti con lo sguardo febbrile, lucido.
Andammo insieme ad abitare in una casa abbandonata sul fiume Panuco. Ci facemmo qualche
lavoro di falegnamera, dormivamo per terra, fianco a fianco, guardando il cielo attraverso i buchi del tetto.
Un giorno arriv con Greta. Era una puttana tedesca, che avevo visto nei Salones Imperial,
mentre beveva insieme ai capigringos delle compagnie, fine, distante dalla plebe, sempre vestita di garze e tulle dai colori pastello.
San Vicente la port a casa nostra e lei sorrise. Sapeva dire solo poche parole in spagnolo. Tra loro parlavano in francese.
Immagino che gli raccontasse la sua storia, cosa che, stando alla mia esperienza, le puttane
fanno sempre durante i primi due o tre mesi di conoscenza. Lui le doveva parlare di altre cose.
Facevamo ginnastica insieme, correvamo sulla spiaggia, evitando le chiazze di petrolio grezzo
che arrivavano fin sulla sabbia e non se ne andavano pi.
In cucina seguivamo turni precisi, preparavamo frittelle. Io insegnai loro due canzoni, lei ce ne
insegn una di cui non sono mai riuscito a capire le parole (cos che canto, a volte? che cosa vuole
dire? sto parlando di una foresta incantata, di una festa, della vergine Maria?) e lui ce ne insegn
unaltra, una habanera che aveva imparato in un posto chiamato Gijn.
Greta alternava vitalit, impeti di isteria e una malinconia densa che ci metteva tutti di
malumore. San Vicente e io andavamo qualche volta ai giacimenti di petrolio; lavoravamo ai motori,
parlavamo con la gente, camminavamo per interminabili giornate lungo la costa.
Una sera San Vicente non torn. Greta e io, dopo aver ciondolato per casa, ci lasciammo cadere
sui materassi con cui avevamo sostituito il pavimento originario. Lei mi faceva paura, perch lavevo
sentita gemere di notte, nel sonno; perch avevo sentito i sussurri del tulle quando San Vicente le
toglieva affettuosamente il vestito. Trascinai il mio materasso fino alla terrazza e cercai di dormire. Lei
mi raggiunse nuda insieme alla notte, mi carezz i capelli e si distese accanto a me. I suoi seni
palpitavano, chiusi gli occhi e le misi la mano tra le gambe.
La pelle bianca brillava sotto la luna e a me usc una lacrima quando finimmo di fare lamore e
rimanemmo abbracciati, ansimanti. Pensavo di aver tradito il mio amico, di aver preso una cosa che gli
apparteneva senza chiedergli il permesso, di avergli rubato qualcosa. Poi mi addormentai. San Vicente
ci svegli al mattino con lodore del caff appena fatto.
Cercai di nascondermi e lui mi sorrise. Lei gli domand qualcosa. La sua nudit risplendeva
come la notte passata, ma il giorno era nuvoloso e non cera il sole a farle brillare la pelle.
Lui le rispose in francese, poi si rivolse a me per tradurre.
In galera. Ho passato la notte in galera. La polizia ha fermato tutto il gruppo per via di un
manifesto che avevamo attacchinato ieri sera.
Un paio dore dopo, mentre grattavo la sabbia con i piedi, venne a chiamarmi per un lavoro:
bisognava riparare la caldaia di un albergo.
Lei non  propriet di nessuno, amico. Tu non sei propriet di nessuno. Io non ho propriet, ho
dei compagni. Tranquillo mi disse. Fu tutto quello che mi disse.
Qualche tempo dopo, Greta si uccise bevendo larsenico che aveva pazientemente distillato
dalla carta moschicida. Lo fece in una stanza dalbergo, in citt, immagino per non comprometterci.
Non ho mai saputo il perch. Se lasci qualche riga non fu per me.
San Vicente non me ne parl mai.
Un mese dopo, San Vicente lasci Tampico. Andava a Citt del Messico per rappresentare la
sezione comunista a un congresso. Pensai che non lo avrei pi rivisto. Lo salutai sul molo perch prima
andava a Veracruz e poi avrebbe proseguito in treno alla volta di Citt del Messico. Indossava un
vestito bianco e aveva con s la sua borsa degli attrezzi. Rimasi sul molo. Solo, con due lavori nuovi e poco pi di sedici anni.
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Quattro.
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Non esistono fotografie di San Vicente. Neppure una. Ho limpressione (da dove mi arriva?) che fosse un po contratto, teso. C un disegno che lo ritrae, pubblicato in El Demcrata (febbraio 1921, Citt del Messico), lho qui tra le mani. Sopracciglia vicine, naso adunco, vestito un po frusto e gilet; i capelli pettinati allindietro. Dimostra una quarantina danni. Sbagliato, non ne ha pi di trenta. Limpressione  che... Non so che cazzo dimpressione sia. Probabilmente perch il disegno non coincide con limmagine che mi sono formato in testa. Quello che mi da fastidio in questo ritaglio di giornale  che qui San Vicente non sembra un uomo allegro, ha quella sorta di rigidit esteriore, che viene da una rigidit interiore. La soluzione potrebbe essere immaginarlo con un mezzo sorriso. Uno di quei sorrisi che garantiscono al loro proprietario una doppia beffa ( del mondo e di se stesso come protagonista di una tragedia un po assurda). Gli mancano i baffi. Devessere questo, gli mancano i baffi.
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Cinque.
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Durante il viaggio in treno da Veracruz a Citt del Messico, lo spagnolo elegante e dal grande
naso che rispondeva al nome di Sebastin San Vicente non si limit a osservare come i paesaggi di
pianura si dissolvevano nelle montagne accarezzate dalle nuvole, non soltanto si immerse tra gli alberi
che si muovevano nel vento al passaggio del treno, n dedic esclusivamente le sue riflessioni a
riorganizzare le scarse informazioni di cui disponeva sul percorso di Hernn Cortes nella sua guerra in
terra messicana (nozioni di sicuro quasi tutte sbagliate: Cortes non si era appisolato in quel bosco, non
aveva percorso quelle montagne, non era quello il punto dove era entrato nel vulcano in cerca di zolfo
per preparare la polvere da sparo). Oltre a tutto questo scrisse su un quadernetto smilzo qualche
appunto su Tampico, lettere non concluse, conti... Il quadernetto glielo rubarono alla stazione di San
Lazaro due borseggiatori guidati dal Chanclas, che lo consegn a un agente della Politica, che a sua
volta lo consegn ai suoi superiori; e alcuni anni dopo, il succitato quadernetto and a finire sulla
scrivania del capitano Arturo Gmez al comando di polizia.
Nel quadernetto, tra le altre cose si leggeva:
- Il grande sindacato di questa regione sar un sindacato del petrolio, e non si svilupper intorno
a Tampico n a Villa Cecilia; nascer dai giacimenti e dalle raffinerie, da Mata Redonda, da Chapopote
de Nunez, Juan Casiano, Tres Hermanos, da Ebano, Cacalilao, Cerro Azul, Esperanza, La Laja, Campo
Naranjos, dalla raffineria dellAguila, da Potrero...
- Dare 2 pesos a Gudino, 6,50 a Garcia, un gilet a Pantalen, sei pallottole .38 a Fernando, 1,5
di giornali a Rebeldia.
- Caro amico, avevi ragione, soltanto due giorni e sono gi immerso nei sogni. Sono scomparse
le ultime tracce
dellinfezione alla pelle che mi aveva tanto disturbato nellultimo mese. Forse era un problema
di alimentazione, e con il cibo a bordo della nave e con quello che mi hanno dato i compagni a
Veracruz si  risolto. A Veracruz ho consegnato al compagno Mino il pacchetto che mi avevi affidato,
e lui lo ha gradito molto e ha promesso di mandare qualche mango per te e per la tua compagna, e pure
una cassa di limoni perch tu la dia ad Alonso, quello che si occupa della stampa, perch dicono che a
furia di respirare piombo finir per ammalarsi e che il limone serve a evitarlo. Devessere qualcosa di
simile allo scorbuto che viene a noi marinai se non abbiamo verdura e acqua fresca per troppo tempo.
A Veracruz ho distribuito soltanto quaranta giornali del pacco che mi hai consegnato, venti a Milo,
diciassette al compagno Hern Proal e tre li ho lasciati in regalo agli stivatori del porto. Si sono impegnati a mandare i soldi a te e...
- Lipotesi di Dio  inutile, Sbastien Paure.
- Se un operaio produce ogni giorno tremila viti grandi con controdado e il costo totale delle materie prime che usa  di seicento pesos e lusura del macchinario pu essere di sei pesos, e i costi per linstallazione, per lenergia eccetera sono di undici pesos, e il padrone le vende a milletrecento pesos, allora... il padrone  un vero porco.
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Sei.
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Il grngo biondo con la faccia da sarto ebreo  Martin Palley, dei lavoratori dellindustria; poco oltre, quello che gli sta accanto  Proal, un sarto di Veracruz, che  stato presidente del congresso operaio del 16; poi, quello che sta scrivendo, uno studente comunista; quello tutto serio al suo fianco, in giacca e cravatta come un impiegato,  Araoz del Leon, il dirigente del nuovo sindacato dei telefoni... Nella fila dietro, accanto alla donna, quello con la barba  Leonardo Hernndez, che ha guidato lo sciopero dei lavoratori dei mulini nel 19. No, quello non lo conosco, rappresenta i sindacati di Atlixco e di Puebla, i tessili. Sta vicino a Quintero. S. Poi ci sono i municipali, e quelli dei saponifici, e Durn della federazione tessile della Valle del Messico, poi c uno spagnolo, San Vicente, viene da Tampico.
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Sette.
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Manna a Hurley (a Hoover) State Dpt. Citt del Messico, 18 aprile 1921.
Dip.to rapporti consolato ha raccolto queste informazioni dietro sua richiesta da diverse fonti.
Le citazioni contraddistinte da JA tra parentesi provengono da un informatore del colonnello Miller,
addetto militare. Quelle che non recano indicazione di provenienza sono state ricavate da ritagli di
stampa raccolti dalla sezione consolare; quelle risultanti con lannotazione BS
provengono dallagente Bockman assegnato dip.to consolare da state dpt.
San Vicente, Sebastin
Nato in Spagna, Gijn, un porto nel nord del paese, o a Guernica (BS) vicino Bilbao. Figlio di genitori agiati (JA), lascia la famiglia per spirito davventura.
Ha 25-28 anni. E stato macchinista di nave, addetto alle caldaie (JA). Come marinaio o
meccanico ha frequentato molti porti. Negli USA  arrivato diverse volte fino a New York dopo aver
percorso tutta la costa est. Qui  uno dei membri pi attivi di organizzazioni anarchiche e della iww. Lo
si dice implicato nellattentato al Mayflower al ritorno del presidente Wilson dal suo viaggio in Europa
(JA). E fuggito quando sono iniziati gli arresti, si  nascosto e poi imbarcato clandestinamente per Cuba.
Mentre si riteneva che fosse negli Stati Uniti, si trovava nellisola di Cuba, nella provincia di Santiago, dove  stato implicato in azioni di sabotaggio contro mercantili nordamericani durante sciopero marittimi. Tornato negli Stati Uniti si ignorano sue azioni. E segnalato a Tampico alla fine del 1920 da dove va a Citt del Messico come delegato del Grupo
Hermanos Rojos (JA). Ha abitato nella sede del sindacato
panificatori durante il congresso e nei giorni successivi. Non ha lavoro fisso. E noto come anarchico. Si ignorano progetti futuri.
Segni particolari, cicatrice allascella sinistra di circa sei centimetri di lunghezza (BS). Ottimo tiratore, vince premi nelle fiere. Lo hanno sentito dire che torner prossimamente negli Stati Uniti perch ha lasciato conti in sospeso, senza chiarire di che genere.
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Otto.
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Sa scrivere a macchina, San Vicente?
Con due dita.
Soltanto?
Per abbastanza veloce e senza errori di ortografia. ,
Be, allora propongo il compagno San Vicente come segretario addetto alla corrispondenza
disse Quintero tutto soddisfatto.
San Vicente lo guard con occhi socchiusi, non era molto contento.
Favorevoli?... Cinque. Contrari?... Uno, lo stesso San Vicente.
Non che Sebastin San Vicente attribuisse scarsa importanza alla questione. In
unorganizzazione sparsa in un paese che gli sembrava enorme, senza militanti di professione, senza
soldi per pagare viaggi e stipendi a quelli che dovevano viaggiare, senza permessi retribuiti nelle
fabbriche, la corrispondenza era lunico mezzo per tenere insieme lorganizzazione, per estenderla a
livello nazionale, ma battere sulla Remington con due dita, un pomeriggio dopo laltro, gli sembrava
poco utile. Diceva tra s:
Pazienza, anche questo  lavoro. E nel giro di un mese cominci a riconoscere gli scarabocchi
di Cannona da Chihuahua, le lettere fiorite di Castellanos da Mexicali, i rapimenti poetici di Aurelia
Rodrguez da Crdenas, San Luis Potosi, gli accurati scritti di Bruschett da Puebla. Cominci a vedere
le facce, a immaginare le stanze dove i suoi corrispondenti scrivevano alla luce di un lume a petrolio.
Le sue lettere, che avrebbero dovuto contenere rapporti necessariamente stringati, spogli, vincolati alle
decisioni delle assemblee, note giornalistiche, dibattiti telegrafici su come interpretare il mondo,
cominciarono a trasformarsi. San Vicente ci metteva un tocco
personale.
Con Cannona diede il via a uno scambio di lettere in cui gradualmente largomento centrale
divent una discussione sulle tesi di Paure circa la non esistenza di Dio. Costrinse Castellanos a
studiare economia politica a furia di discutere con lui su quale avrebbe dovuto essere lequo salario del
lavoratore nella societ libertaria. Fece quasi ammattire Bruschett trascinandolo in una discussione sul
controllo delle nascite (i metodi pi moderni, il maltusianismo, la proporzione geometrica
dellincremento, i cicli di fertilit nella donna), proprio Bruschett, che era un omosessuale
inconfessato. Coinvolse Aurelia Rodriguez in un dibattito epistolare, praticamente incomprensibile,
sulle regole del sonetto.
Nel giro di due mesi, si sarebbe potuto dire qualsiasi cosa circa lefficienza del segretario
addetto alla corrispondenza della confederazione, ma sarebbe stato impossibile ignorare che tutte le
settimane aveva un sacco stracolmo di lettere a cui rispondere.
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Nove.
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Se ne venga ad Atlixco. E l che pu essere utile. L avr una missione allaltezza delle sue
forze.
E quali sono le mie forze? disse San Vicente.
Pioveva. Pioveva come piove a Citt del Messico, e i due uomini se ne stavano al riparo della
pensilina di un teatro, di fronte allImperial, perch non avevano i soldi per entrare a prendersi un caff
con le ciambelle, come era di moda allora. San Vicente alz gli occhi verso le nuvole per guardare
lacqua che veniva gi, cadeva nelle pozzanghere sollevando piccoli spruzzi.
Non era come a Gijn, dove la pioggia era quasi invisibile; qui la pioggia si sentiva battere
nellimpatto con i vestiti e con la faccia; laggi no, laggi bagnava quasi senza volerlo. Non era come a
Gijn, ma gli ricordava Gijn.
Una missione per uno come lei, che non ha paura della morte.
Chi non ha paura della morte?
Comera distante la stanza umida da cui si vedeva un lampione e, poco pi in l, la spiaggia e il mare.
Ad Atlixco non c il mare? domand.
No,  nello Stato di Puebla, sulla Sierra. Lontanissimo dal mare, compagno.
Bene. Comunque il mare non sarebbe stato di quel colore verde scuro, non avrebbe avuto la forza di quello cantabrico, sarebbe stato un mare mite, come quello del Golfo del Messico, che ogni tanto diventa irritabile, burbero.
Accetta? Potremmo darle vitto e alloggio finch rimane con noi.
E che cosa dovrei fare?
La federazione tessile  nellorganizzazione. Abbiamo una mezza dozzina di sindacati importanti.
Fabbriche come la Volcn, la Metepec, fabbriche con cinquemila operai. Ma non c
propaganda, non c un giornale, non c lavoro di idee, non ci sono assemblee. E la confederazione
viene ostacolata continuamente dal padronato, ci mandano contro dei pistoleros, fanno intervenire
lesercito contro gli scioperi, impediscono che vengano incassate le quote discrizione. C molto da fare da quelle parti.
E ad Atlixco piove come qui?
A volte meno, a volte di pi disse luomo, non sapendo che cosa sarebbe piaciuto a San Vicente.
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Dieci.
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Caro Placo,
ci ho messo un po a scriverti, ma puoi immaginarti il perch.
Dopo il congresso non ci siamo fermati nemmeno un giorno per riflettere, tanto meno per
prendere la carta e la macchina da scrivere. Non abbiamo pensato ad altro che a una campagna di
organizzazione per fare arrivare lidea ai gruppi dei lavoratori tessili della capitale, che sono
contaminati dai gialli della CROM.
Abbiamo ricevuto il primo numero di El Trabajador, ed  stato distribuito con grande successo;
come sempre, il rientro economico  un disastro. Immagino che questo sia dovuto alla nostra
inesperienza nel maneggiare i fondi. Saremmo dei pessimi capitalisti.
Comunque ti spedisco un vaglia postale per limporto di dodici pesos e quaranta centesimi. Ti
prego di fare avere a Roberto da parte mia la lista che mando insieme a questa lettera poich mi
servono i timbri confederali per le nuove sezioni di Atlixco.
Certo, voi avete San Vicente, che  molto attivo.
Quel compagno  stato un grande sostegno per la confederazione qui da noi, soprattutto se si
considera che non ci pensa due volte quando  il momento di rispondere alle provocazioni del
padronato e dei bianchi. Gli ho chiesto di scriverti un articolo per il giornale, siamo daccordo che lo
far alla prima occasione. Gli ho detto che quella occasione speravo non si presentasse mai, perch
lunico modo per farlo scrivere era portarlo allospedale con una pallottola in corpo. Mi ha risposto
spavaldo (lo conosci) che si augurava che il colpo fosse al braccio sinistro, allora s che, con gran
piacere, ti avrebbe potuto scrivere larticolo che gli chiedi. Mi dice che dovresti
comunicare alla segreteria da parte sua che assumer il suo incarico non appena potr farlo e la
situazione sar chiarita.
E tutto, fratello, come sempre tuo e dellanarchia.
Antonio Bruschett.
Puebla, Puebla. 11 marzo 1921.
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Undici.
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Il padrone della Cantabria mi disse:
Li vuoi mille pesos, Toms?.
Gli dissi di s e domandai:
Chi devo ammazzare?.
Lo spagnolo anarchico, quel San Vicente.
Met e met gli dissi, e lui cap subito, perch era un drago negli affari.
Trecento adesso e il resto quando i giornali pubblicano la foto del morto.
E se non la pubblicano?
Mi accontento della notizia disse, spianando a ventaglio i trecento pesos sul tavolo. Quel
bastardo mi dava banconote da uno e da cinque pesos per farli sembrare tanti, e tanti sembravano.
Raccolsi il ventaglio e salutai portando due dita al cappello.
Me ne andai allosteria per pensare, e pensai: Se vado a La Guadalupana magari il padrone me
ne da altri trecento, e se parlo con i gialli di Puebla magari me ne danno, diciamo, duecento, e se parlo
con larcivescovo magari ottengo lindulgenza in anticipo, se vendo la storia allUniversal magari ne
ricavo altri trecento. Perch io ammazzo per soldi, ma non sono uno scemo, e quello che voglio 
aprire una conceria a Jurez, a Jimnez, lontano da qui, un giorno o laltro.
A questo pensavo quando arriv San Vicente. Feci la faccia di quello che si sta curando le pene
damore davanti a un bicchiere, ma lui venne dritto al mio tavolo e si sedette di fronte a me.
Mi  stato detto che ti hanno pagato per ammazzarmi disse secco e senza salutare.
Teneva la mano nella tasca e aveva, doveva avere, il dito sul
grilletto e lautomatica con il cane rialzato. E perci lo presi di petto e feci cenno di s.
Quanto?
Trecento gli dissi. E mi misi a pensare chi poteva aver fatto la soffiata, visto che ci avevano
messo pi tempo a darmi il grano che ad andargli a spifferare tutto.
Con due dita tira fuori i soldi dalla tasca e mettili sul tavolo
mi disse. Cominciava ad arrivare gente, ma, mica stupidi, si mettevano dietro a lui. Avevano gi
chiaro che, se si sparava, i colpi sarebbero finiti tutti dalla parte mia.
Spianai i soldi a ventaglio, come li avevo ricevuti.
Lo sai che non sono per me, che io non avrei preso nemmeno un centesimo.
Feci di nuovo cenno di s. E allora capii tutto.
Grazie mi disse, e si alz. Lo sai chi me lha detto e perch?, mi domand prima di uscire.
Credo di aver indovinato. Grazie.
San Vicente usc dallosteria senza guardarsi indietro. Finii la tequila che avevo lasciato a met e uscii camminando lentamente.
Il bastardo della Cantabria gli aveva fatto avere la soffiata attraverso qualche suo dipendente.
Cos, se io non avessi ammazzato lui, lui avrebbe ammazzato me, e allora gli avrebbero scatenato
contro la polizia e lavrebbero messo dentro. Pi della trappola, mi faceva male la loro mancanza di fiducia.
Allora me ne andai negli uffici della Cantabria e piantai una pallottola in fronte a quel tale. Il
sangue gli si mescol alla saliva sulla scrivania di mogano. I morti fanno cose strane.
Per questo sono ancora in giro dalle parti della frontiera, e continuo a comprare e vendere morti anzich avere una conceria.
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Dodici.
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Nessuna strada porter mai il suo nome. Ancora oggi  soltanto una macchia, un brandello di
nebbia.
Ombre nellombra, dir di lui e di altri amici suoi in qualche romanzo.
Frugando negli archivi, tra vecchie carte e micro-film, il nome compare qua e l. A volte quanto
basta per mettere insieme un pezzo di storia, mai abbastanza per completarla. Non c un solo appunto
di suo pugno, n la trascrizione stenografica di un suo intervento a un congresso, n un articolo completo.
Non ci sono fotografie n ricevute di affitto a suo nome (non ha mai avuto una casa), nessun
certificato di matrimonio o di nascita di un figlio. Solo frammenti nelle colonne dei giornali che a poco
a poco disegnano lombra di un uomo.
Una volta, a Washington, nei sotterranei degli Archivi di Stato, ho chiesto al computer di
cercare nella banca dati dellFBi tutte le informazioni su una lista di militanti anarchici stranieri che
erano passati per il Messico. Attesi nella stanzetta dai muri bianchi dovero rinchiuso. Il computer
rifiut il nome di Sebastin San Vicente. Credo che questa storia sia nata da l.
Scrissi di nuovo il nome mettendo insieme le due parole del cognome (Sanvicente) e il
computer controvoglia mi forn un elenco di fascicoli, che mezzora dopo si trasformarono in sei rotoli
di mi-crofilm, poi trasportati nella mia tana tecnologica da una signorina con gli occhiali spessi come
fondi di bottiglia. L dentro cera la fuga di San Vicente dagli Stati Uniti, le informazioni confidenziali
su di lui che ogni tanto mandavano dal Messico. Perch si inseguono le ombre? Per poter parlare con loro?
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Tredici.
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Era un uomo strano, pensava che la miseria nobilita; che quando non si ha nulla si divide tutto,
e viveva cos. Atlixco gli serv per entrare in pieno nella miseria. Non la miseria delle apparenze nei
quartieri bassi dellAvana o di New Orleans che aveva conosciuto; non la miseria rammendata e
dignitosa di Pueblo Nuevo, alla periferia di Barcellona. Una miseria scarna e aspra. A casa di Zenn,
dove era stato ospitato, divideva il letto con due bambini, uno di nove, laltro di undici anni, e con una
bambina di sei. Quando decise di dormire per terra, Zenn si offese. Lo avevano invitato in quella casa
perch era una delle poche in cui ci fosse un letto. Lo stesso Zenn dormiva con la moglie in una
stanzetta (la cucina) sulle stuoie. Il bambino di undici anni, Javier, il suo compagno di letto, lavorava
alla Metepec come Zenn, giornata di dodici ore perch erano cottimisti. A casa si mangiava due volte,
a colazione e a cena.
Quando cera la carne, una volta al mese, non era per tutti. Zenn aveva solo un paio di
pantaloni. San Vicente, che ne possedeva due, ne regal uno a Javier.
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Quattordici.
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Caro Panche,
San Vicente mi incarica di comunicarti che sar qui alla fine di giugno per collaborare al lancio
di El Trabajador. E passato da Puebla come un vento di tempesta, seminando idee, alcune strambe e
altre non tanto, e mi sono giunte notizie del suo arrivo ad Atlixco. Mi dicono che  stato molto attivo
nei centri della nostra federazione tessile (te ne parler Pacheco che  passato di qui tornando da
Veracruz; ci sono cose che preferisco non affidare alla posta) e tra i peones delle fattorie vicine. Ha
attaccato violentemente le autorit di Atlixco ed  riuscito a far scarcerare Sandoval che era in prigione
per unaccusa di furto messa in piedi dal padrone della Metepec e dai suoi accoliti.
Qualcosa di buono ne verr fuori perch, come ti avevo raccontato in unaltra mia lettera, e
come ti avr detto Marqus nella sua corrispondenza, la situazione ad Atlixco si  fatta insostenibile.
Ne parleremo. Riguardo agli opuscoli di Bakunin che mi hai mandato, devo farti notare che non erano
un centinaio ma soltanto novantotto, ne ho venduti sessantasette e ti spedisco il vaglia telegrafico oggi
stesso. Conosco bene la scarsit di mezzi dellorganizzazione e so che non pu finanziare gli
scavezzacollo di provincia come me. Passando ad altro, il mese prossimo mi unir a una compagna di
qui che non hai il piacere di conoscere...
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Quindici.
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DA: capitano Barcana
A: Comando militare della regione di Puebla. Allattenzione del maggiore R.V. Salazar
Durante.
Confermo agitazione peones fattorie San Diego virgola Estrella virgola e altre stop Opera
gruppo aderenti CGT
capeggiato Sebastin San Vicente stop Risultano essersi gi scontrati violentemente con
responsabili e capi fabbrica Metepec stop Ieri hanno occupato uffici federazione padronale al grido
viva il prete hidalgo viva lenin ammazziamo gli spagnoli stop assurdo della faccenda  che il San
Vicente che li capeggia  senza dubbio spagnolo perch tutti quelli che lo conoscono parlano del suo
forte accento stop Chiedo istruzioni a riguardo stop Barcana.
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Sedici.
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Sissignore, urlavano: Viva la Vergine di Guadalupe!, Viva i soviet! (o i soviert, non sono molto sicuro dellortografia delle urla), Viva Lenin!, Viva lanarchia!
Non me lha raccontato nessuno, lho sentito io con queste orecchie appuntite che mi ha fatto la mia fottutissima madre.
Scavalcavano le recinzioni, il filo spinato, con il machete in mano, facevano ondeggiare i
cappelli in mancanza di bandiere, e gridavano, cantavano canzoni, ognuno le sue.
Hanno preso tre fattorie nello stesso giorno, scegliendo con attenzione quelle dei padroni delle
fabbriche. Non ci sono stati morti, solo due o tre fattori presi a bastonate.
A San Diego ho assistito a uno spettacolo inusitato.
Avevano sistemato molti mobili nel cortile, facendo spazio in modo che gli invasori potessero
dormire al coperto. Li avevano trasportati con cura, con lanimo dei nuovi proprietari desiderosi di
evitare qualsiasi inutile distruzione, e li stavano coprendo con dei teli di iuta. Tra i mobili cera un
pianoforte a coda che sembrava non essere mai stato usato perch alle figlie del proprietario andava di
pi scoparsi i fattori che dedicarsi alla cultura, cos quel piano era nuovo fiammante.
Allora  comparso San Vicente, che io conoscevo per averlo visto una volta a un comizio ad Atlixco.
Senza dire niente, si  seduto al piano e si  messo a suonare le Polacche di Chopin. Gli operai
arraffaterre hanno cominciato ad avvicinarsi e a sedersi sul pavimento del cortile, sui gradini, nelle
poltrone portate fuori dalla casa, a godersi la musica.
Vicino al piano, una fontana alla francese faceva ricadere lo zampillo dacqua come fosse un
altro strumento musicale impegnato nellaccompagnamento. Se il mio orecchio musicale non mi ha
abbandonato, San Vicente non era un genio dell
esecuzione; ogni tanto si imbrogliava, saltava degli accordi, non li sapeva a memoria
perfettamente, ma suonava con un misto di concentrazione maniacale, di offerta professionale a
Persefone, di cautela, di impegno, che contagiava il pubblico. Chopin ha avuto sempre la virt di farmi
versare qualche lacrima, e quel soviet chopiniano non fece eccezione, in quel pomeriggio languido in
una fattoria occupata da seguaci di Lenin, di Bakunin, della musica e della Vergine di Guadalupe.
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Diciassette.
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Queste nuvole testone che, cantando, rovesciano la pioggia sulla strada acciottolata della citt di Atlixco non sono le tue nuvole, penso. Tu pensi che la propriet sia un furto, anche se si tratta di nuvole, e che nessuno possa appropriarsi dei paesaggi, che un giorno sono l e laltro giorno se ne vanno. Io la penso come te, nessuno pu impadronirsi impunemente dei paesaggi, perch si paga un prezzo. Tu lo vedi come un fondale, come una decorazione impiastricciata su una tela bianca che, se la guardi da pi di quattro metri di distanza, nasconde le pennellate e si trasforma in castello, ponte di nave o piazza San Marco. Tu pensi che in quella pioggia a gocce grosse non si nasconda niente, che non faccia altro che bagnare un po il cappello nero che un compagno defunto ti ha lasciato in eredit per mano della vedova, e anche se ha perduto il nastro che lo avvolgeva, conserva unaria di altri tempi. Tu ti vedi come un passante. Io ti vedo come un uccello nero, un corvo anarchico che minaccia esplosioni, passioni licenziose. Io faccio molta poesia, a tue spese. Tu fai una passeggiata per le strade acciottolate di Atlixco, a spese mie.
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Diciotto.
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Un appunto manoscritto nella parte superiore. Codificare e risped. a colonnello Garvey. us
Military Intelligence, Washington. Miller.
Rispondo al suo diretto interessamento per Sebastin San Vicente e Richard F. Phillips, che in
Messico si fa chiamare Frank Seaman. Il primo non ha avuto nessun ruolo nello sciopero dei ferrovieri
perch si trovava ad Atlixco, e solo di recente  rientrato nella direzione della Confederacin General
del Trabajo, di cui  uno dei segretari. Anarchico puro, presenta grandi differenze rispetto a Phillips che
si definisce marxista convinto e che, in effetti,  intervenuto con forza nel movimento dei ferrovieri
durante assemblee pubbliche e promuovendo azioni di gruppi minoritari della CSF, come pure sulla
stampa del Partito comunista. Phillips vive insieme a una suddita polacca che si chiama Natascia
Michailowa, di cui si dice che sia stata traduttrice dellInternazionale comunista dal polacco, dal russo,
dal francese e dallinglese, e che conosca personalmente Trotskij. E arrivata in Messico di recente con
lHolisatia via Veracruz. Ho cenato di recente con loro e, grazie al mio incarico ufficiale nel partito, mi
hanno rivelato il modo in cui si tengono in contatto con Mosca, attraverso un gruppo di marinai
tedeschi che sbarcano regolarmente a Veracruz e a Campeche su navi di nazionalit tedesca e
norvegese. Inoltre mi hanno informato dellimminente arrivo di due inviati dellInternazionale
comunista, uno di loro  il giapponese Sen Katayama e laltro un nordamericano di cui non hanno fatto
il nome durante la conversazione, ma del quale hanno detto che ha una copertura da distributore
austriaco di film per i teatri nazionali. Phillips  nato da qualche parte in California e deve avere una
causa in sospeso
con le autorit nordamericane per renitenza alla leva. Vive molto modestamente in calle de
Lopez, in un appartamento di due stanzette, ma non risulta svolgere nessun lavoro retribuito, dato che
gli scritti e le traduzioni che fa per il partito non gli vengono pagati.
San Vicente, di cui accludo una fotografia in cui siamo insieme (alla mia destra c Fabio
Rosas, delle officine della compagnia telefonica Ericcson, poi lui, con il vestito marrone e la cravatta a
pallini),  arrivato ad Atlixco con molto entusiasmo.
E stato convocato dalla segreteria che, dopo lo sciopero dei ferrovieri, ha ritenuto di dover
intensificare lattivit a Citt del Messico per dare lultimo colpo ai sindacati gialli, che sono stati
molto danneggiati dal tradimento dei loro dirigenti al momento dello sciopero. La sua prima comparsa
in sede ha suscitato risate e sorpresa perch, dicendo che quello era un vero porcile, si  rifiutato di
discutere problemi sindacali o incarichi per la stampa e si  limitato a prendere una scopa e un secchio
e a pulire tutto.
Ha passato due giorni a fare le pulizie, negandosi a qualsiasi attivit sindacale fino a quando
non avesse raggiunto il suo obiettivo. Sotto lo sguardo sorpreso di Rubio, di Maria del Carmen Faras e
di Quintero, si  inginocchiato per terra e ha tirato a lucido, che ce nera bisogno, il lurido pavimento di
doghe di legno. Quando ha finito gli ha detto: Adesso s che possiamo cominciare a lavorare e poi li
ha avvisati: Per attenzione a non sporcare, perch chi sporca pulisce, e stavolta ci penso io.
Quintero, che butta continuamente la cenere sul pavimento quando fuma, adesso si guarda bene
dal farlo e va in giro tutto il tempo con un piattino in mano.
Si dice che Phillips e lui faranno un comizio a Morelia il Primo Maggio, e hanno gi preparato
diverse altre iniziative di propaganda per questo mese.
Intanto San Vicente sta lavorando con gli spazzini e con le lavandaie, cercando di organizzare i
loro sindacati. Ho cercato di fare una chiacchierata con lui, ma ha evitato ogni informazione
riservata ed  rimasto sul terreno delle idee. Non ha voluto raccontare niente del suo passaggio
per gli Stati Uniti o per Cuba, anche se mi ha parlato a lungo di Amburgo e di Shanghai, posti in cui
evidentemente  stato diverse volte quando era marinaio. Aveva lincarico di meccanico di bordo, si
occupava delle caldaie. Lavora ogni tanto, quanto basta per procurarsi il minimo per la sopravvivenza,
sistema qualche caldaia o fa qualche riparazione sulle automobili delle grandi aziende. Ne ricava
abbastanza da vivere quindici giorni o un mese, perch  un lavoro pagato bene; ma lui lo fa fuori in due o tre giorni e via.
Dorme dove la notte lo coglie. Ha un accordo con una tintoria di cinesi che non sono riuscito a
capire bene: gli lavano e gli stirano il suo unico vestito, e tira avanti cos. Ci lo rende ancora pi pericoloso.
E irreprensibile e la gente gli vuole molto bene, anche se a volte si comporta in modo molto
irritante e violento. Tutte due, Phillips e San Vicente, sono convinti che il movimento rivoluzionario
crescer molto tra gli operai durante questanno e il prossimo. Non condivido questa loro convinzione,
le masse sono in letargo e si risvegliano solo per qualche momento.
Inoltre, la sconfitta dei ferrovieri sembra aver messo un freno a molte illusioni. Continuer a dare notizie. Allen
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Diciannove.
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Citt del Messico, maggio 1921.
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La rivoluzione sociale dar, spero, un ritmo e una direzione diversi al nostro modo di vivere occidentale. Voglio vedere emergere una razza nuova, pi serena, meno ambiziosa, pi lenta, pi paziente, amante della natura. I grattacieli vanno conservati: nonostante tutto, sono dei monumenti. A Citt del Messico non ci sono grattacieli e la gente si muove lenta per le strade e c sempre una delicata fragranza di fiori nellaria. Abbiamo pi tempo per conoscerei. Il cibo  pi genuino, le case pi semplici e pi belle, la gente, a parte gli impeti di violenza infantile,  solare, dolce e incoscientemente compagnona. Negli Stati Uniti, allinterno del movimento radicale, ho trovato molti socialisti, ma pochi compagni. Non hai mai tempo perch il tuo animo ha ricevuto le impronte incancellabili della febbre e della fretta, dellimpaziente superficialit della vita americana. C qualcosa di diverso qui e, anche se non riesco ad analizzarlo fino in fondo, so che  pi vicino alla fratellanza su cui deve basarsi il nuovo mondo. Non mi confonde, lascio che mi avvolga e mi accarezzi. E fatta di azioni e di gesti. Non so come raccontarlo con precisione.
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Il mio amico San Vicente, un incorreggibile anarchico spagnolo, mi dice che in realt sono semplicemente passati a far parte di una societ che non ha niente da perdere, che io come marxista dovrei capire bene tutto questo. Che ci sono stati tanti sogni falliti, che si  passati vertiginosamente nel 20esimo secolo, che tutti quanti prendono con calma e con diffidenza quello che gli capita attorno. Questo da un lato. Dallaltro, c lidea che ci domina tutti, che lessere compagni  la forma massima di amicizia, e che al mondo non c niente di pi grande dellamicizia.
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Credo che sbagli. Penso che qui si  stati cos vicini alla morte, si  vissuto cos intimamente affratellati alla violenza che la vita, come elemento da conservare in s e per s, vale poco e che quindi bisogna darle di pi, bisogna arricchirla perch valga la pena viverla. Le mie impressioni non hanno laria di essere troppo marxiste, ma mi trovo in una fase in cui sto appena imparando a miscelare lanalisi oggettiva, lo studio del cuore del sistema e della sua architettura interna di acciaio, i suoi rapporti di produzione, con le immagini e le impressioni della soggettivit. Nelle ultime tre settimane non ho avuto troppo tempo per studiare e per leggere. I ritmi dellagire quotidiano si sono fatti vertiginosi, continuamente veniamo chiamati per intervenire a unassemblea, per assistere a uno sciopero, per parlare a un comizio, partecipare a questa o a quella riunione. Curiosa contraddizione: un paese pi lento, un ritmo pi lieve nel succedersi delle cose, e allimprovviso, nellultimo mese e mezzo, la furia del risveglio sindacale e di unattivit febbrile.
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Tutto funziona a raffiche, a ondate. Immagino che dopo le manifestazioni commemorative del Primo Maggio, che si concluderanno il giorno 8, torneremo a un lavoro pi paziente e pi cauto, che riguarder piuttosto la propaganda e lorganizzazione, e potr riprendere a studiare e scrivere poesie. San Vicente, il compagno di cui ti ho parlato, vuole convincermi che le cose non stanno cos e mi dice che il ritmo continuer a crescere nei prossimi due anni, che ci troviamo di fronte a un crescente risveglio dei lavoratori e al loro ritorno allorganizzazione. Io credo piuttosto che creda quello che vuole credere.
Un abbraccio. Richard Francis Phillips.
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Venti.
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DA: Presidenza della Repubblica. A: Ministeri degli Interni e degli Esteri.
Si emetta mandato di cattura e di espulsione come disposto da articolo 33 Costituzione contro agitatori coinvolti affare Morelia e incidente Camera deputati, Sebastin San Vicente, spagnolo; Richard Francis Phillips, nordamericano; Natascia Michailowa, polacca; Jos Rubio, spagnolo; Karl Limon, tedesco; Snchez, colombiano; Jos Allen, nordamericano; M. Palley, nordamericano; William Foertmeyer, nordamericano.
Si esegua. F. Torreblanca, segretario, su disposizione del presidente A. Obregn. Citt del Messico, 14 maggio 1921.
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Ventuno.
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Forse le ombre hanno una certa densit, ma le ombre delle ombre, queste tracce disfatte e tenui che trovo qui e l, hanno ben poco del calore umano che le ha generate. Notizie su di lui raccolte tra gli amici con il passar degli anni, notizie di notizie di notizie. Ombre vaghe. Una volta Armando Bartra mi ha detto di essersi appassionato a Mao Tse-tung perch gli era sembrato che una sua foto rivelasse una bellezza ridicola, che lo umanizzava. Non riesco a immaginare San Vicente sorridere. Sembra che stia per perderlo in una stazione enorme, piena di gente.
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Ventidue.
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Quando buttarono gi la porta con i calci dei fucili, Phillips diceva a San Vicente:
La rivoluzione  scienza, fratello, finch non avrai capito questa semplice idea non potrai
collocarti al posto giusto, nel senso... nel... come dire?, filo, corso, th stream of history, della storia, ecco.
Stavano discutendo con una bottiglia di cubano strasecco messa tra di loro su un comodino in
mezzo alla stanza spoglia.
Era tutto un po assurdo, perch San Vicente era astemio e Phillips beveva molto poco.
Insomma il rum al centro della conversazione aveva una funzione puramente decorativa, non pratica.
Perci quando la porta fin in schegge e uno dei poliziotti entr nella stanza e colp con la canna del
fucile il comodino facendo cadere a terra il rum, non ci furono gravi conseguenze.
Phillips cercava di saltare gi dalla finestra, ma guardando in basso scopr le canne di due
Mauser che lo aspettavano per fargli fare lultimo volo. Rientr nella stanza e sorrise al capitano di polizia che dirigeva loperazione.
Forza, gringo, dica al suo amico di uscire da l.
San Vicente si era rifugiato nella stanza da letto trincerandosi dietro il materasso matrimoniale e
un vecchio armadio che aveva rovesciato a terra.
Venga fuori, San Vicente, sono dappertutto e hanno i fucili.
E getti la pistola prima di uscire grid il capitano.
La 45 di San Vicente rotol sul pavimento tirato a cera.
Dietro, apparve luomo con le mani in alto.
Lei  assolutamente fuori strada, Phillips disse, guardando lamico e senza rivolgere neppure
unocchiata alle canne dei fucili che lo tenevano di mira.
La rivoluzione  un atto di volont, che cazzo centra la scienza con questo?
Zitto, tu disse un poliziotto spingendolo con il calcio del fucile.
Phillips mise le mani dietro la nuca dopo essersi infilato una giacca di pelle, le cui tasche erano
gi state perquisite dal capitano, e cominci a camminare verso la porta.
Volont, volont, sciocchezze, se manca il senso storico.
Volont senza classe sociale, bah disse a mo di congedo. La bottiglia di rum cubano era
ancora sul pavimento. Prima di lasciare la stanza, un poliziotto tracann le ultime gocce e la butt via.
La discussione si interruppe quando uscirono dalla casa, perch i poliziotti spinsero San Vicente
e Phillips verso due automobili diverse, che lasciarono il vicolo a tutta velocit.
Al comando di polizia di Mesones, Phillips riusc a farsi regalare una sigaretta e ne sbriciol
mezza per fumarsela nella pipa. San Vicente, con le mani in tasca, ascoltava indifferente la lettura del mandato di cattura.
Avete nulla da dichiarare, signori? domand lufficiale, seduto mollemente su una poltrona di cuoio.
Dove saremo estradati?
Visto che siete entrati tutte due dalla frontiera settentrionale, sarete lasciati l. Pu essere
Reynosa o Matamoros, o anche Ciudad Jurez.
Phillips e San Vicente si scambiarono unocchiata.
Non potrebbe essere il Guatemala? chiese lo spagnolo.
Preferisce forse Cuba? disse lufficiale.
Maggiore, lei lo sa che non centriamo niente con i fatti di cui siamo accusati. Ma non voglio
discuterne. Lei lo sa, noi lo sappiamo, e basta. Ma se ci portate negli Stati Uniti, l ci arrestano. La
stessa cosa succede a San Vicente se lo mandate a LAvana.
Mi dispiace, non spetta a me decidere.
Passarono la notte su una panca davanti allufficio del maggiore.
Tutto il problema, per come la vedo io, portando la cosa su un piano pratico, sta nella dittatura del proletariato.
E una soluzione transitoria, amico. In condizioni di crisi rivoluzionaria, lei che cosa propone?
Non rimane altro che esercitare una dittatura contro il nemico di classe, disarmarlo, reprimere i suoi
tentativi di riprendere il potere, sottometterlo, impedirgli di sabotare lorganizzazione operaia,
spogliarlo di beni e di tecniche. Allo stesso tempo,  necessario impedire gli eccessi, il caos che settori
arretrati del proletariato e del popolo potrebbero provocare. E una formula di transizione. Dittatura temporanea del proletariato.
Mi lascia molto dubbioso: non  temporanea, non  del proletariato. Tende a essere eterna ed  una dittatura del partito, del vostro partito.
Ma il partito rappresenta il meglio della classe disse Phillips.
Questo  tutto da vedere rispose San Vicente e si sdrai sulla sua met di panca.
Furono portati al penitenziario di Carretero, ammanettati, con le catene alle caviglie e sotto
doppia scorta. A San Vicente, che durante il trasferimento a piedi era infastidito dal sole, regalarono un
cappello di paglia perch il suo Stetson nero era andato perduto nellassalto alla casa. Camminavano
lenti in un giorno di vento che sollevava la polvere della strada.
Ma sar daccordo con me sullidea che la classe lavoratrice non pu raggiungere il potere senza organizzazione domand Phillips.
Sindacale, allargata rispose San Vicente, stringendo le palpebre in una smorfia per evitare la terra che continuava a entrargli negli occhi.
I soviet?
Perch no? I soviet. Ma soviet di tutte le tendenze, soviet di
cui facciano parte tutte le organizzazioni politiche. Soviet eletti direttamente dalla base, dalle
assemblee nei luoghi di lavoro.
I soviet in Russia sono cos.
S, erano cos, ma hanno lasciato fuori gli anarchici, i socialrivoluzionari.
Non sono stati eletti, allultimo congresso.
Li stanno perseguitando.
Hanno agito contro la rivoluzione.
Hanno agito contro la dittatura bolscevica disse San Vicente.
Voi non imparerete mai ad accettare il principio della maggioranza rispose Phillips, che di tanto in tanto incespicava.
A Carretero dormirono sul pavimento, non riuscirono neppure a farsi dare qualche stuoia
intrecciata con le foglie di mais. Le piastrelle erano umide.
Phillips cominci a tossire a met della notte. Si alz in piedi.
Attraverso una finestrella a due metri da terra si vedeva la notte.
Neppure una stella. Accese la pipa, che si spense subito. I residui di tabacco erano gi bruciati.
Li rimescol senza migliorare il risultato.
Solo il centralismo pu consolidare la rivoluzione.
Libera federazione di comunit, di industrie settoriali.
Coordinamento. Niente centralismo. Centralizzare significa togliere liniziativa alle forze
produttive disse San Vicente, che sembrava dormire.
Al mattino, una nuova scorta li port alla stazione ferroviaria di Colonia.
Phillips cerc di sondare lagente che aveva la responsabilit del trasferimento.
Ci mandano a nord, a sud, sullAtlantico o sul Pacifico?
I miei ordini sono di portarvi a Manzanillo.
Dove cazzo  Manzanillo? domand San Vicente.
Un porto sul Pacifico. Di l possono spedirci in California con il vapore. O in Per.
In Cina, magari.
S, per quel mare si arriva in Cina disse il nordamericano.
La Cina non sarebbe male disse lo spagnolo.
E a proposito di Cina, lei pensa che laggi, in una rivoluzione nazionalista, la risposta sia un programma massimalista o unalleanza antifeudale? Come si risolve il problema della maggioranza contadina?
Crede nelle alleanze tra le classi?
Ripresero la discussione sei ore dopo, sul treno, ammanettati ai sedili di legno che tormentavano
natiche e schiena. Phillips fumava la pipa mentre il treno solcava le montagne della Sierra Maestra occidentale. Fu San Vicente a prendere liniziativa.
Se Marx dice che lobiettivo della rivoluzione  labolizione dello stato, perch la prima preoccupazione dei marxisti  rafforzarlo?
Perch il marxismo  a favore delle nazionalizzazioni? Perch si dice che la pianificazione delleconomia implica il centralismo?
Perch non si pu arrivare alla meta senza avere percorso le tappe disse Phillips. Il dolore alla schiena non lo invitava alla metafisica.
Ma non ci si pu arrivare nemmeno se si corre allindietro
rispose San Vicente, cui il paesaggio boscoso suscitava il peggiore dei malumori.
Allindietro e in ginocchio...  insistette cinque minuti dopo, ma Phillips si era addormentato.
La prigione di Manzanillo non era una cosa seria, e poi faceva molto caldo. Cos li sistemarono in un cortile centrale su cui si affacciavano soltanto muri bianchi alti due piani, e li lasciarono liberi di camminare senza dar loro altre informazioni che un ci vediamo e una minestra, quasi tutta acqua, due volte al giorno.
E lei  bakuniano, anarchico puro, sostenitore di Malatesta, vicino agli anarcosindacalisti spagnoli della CNT o che cosa?
domand Phillips, e poi aggiunse: Ho conosciuto Pestana lanno scorso a Mosca.
Non ho il piacere. E poi, io sono anarcosindacalista. Non se n accorto in questi mesi che ci siamo frequentati? A me piacciono le salsicce e sono vegetariano, come tutta la classe operaia spagnola disse San Vicente un po scherzando e un po sul serio.
Il secondo giorno, lufficiale di polizia incaricato della sorveglianza apparve in compagnia di Natascia Michailowa, ammanettata accanto a lui.
Vi porto compagnia, signori, e notizie.
Mentre Natascia e Phillips si abbracciavano, San Vicente ascoltava le novit.
Ve ne andate in Guatemala, grazie alla signora qui presente che ha interceduto per voi presso il governo, anche a costo di essere espulsa anche lei. Partirete fra due ore con un vapore che in tre giorni vi porter a Sipacate.
E che cos?
Un porto commerciale della United Fruits, mi hanno detto.
Phillips si occup di Natascia, San Vicente si dedic a lunghe passeggiate per la nave aspirando ansioso il vento di mare, osservando preoccupato i gabbiani, cercando tempeste che non apparvero allorizzonte. Non ci furono altre discussioni.
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Ventitr.
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Citt del Guatemala, 7 luglio 1921.
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Caro Jos, scusami se ti scrivo in inglese, ma voglio essere molto preciso in quello che ho da dire e preferisco linglese allo spagnolo. Il compagno che porta questa lettera  persona di fiducia e ha istruzioni di consegnarla soltanto nelle tue mani. Abbiamo ottenuto buoni risultati, qui, soprattutto grazie a San Vicente che  molto in gamba nel lavoro sindacale e non per merito mio. Ha contribuito a stimolare alcune forze attive che, con il nostro aiuto, hanno costituito la Union Obrera de Guatemala, e ha dato impulso allaffermazione del sindacato tra i lavoratori del legno e dei forni in questa citt. Con la collaborazione di questi nuovi compagni, attraverseremo la frontiera alla fine del mese in direzione di Tabasco, dove cercheremo di addentrarci nella foresta e poi, per mare, di arrivare a Veracruz, dove riprenderemo contatto con lorganizzazione.
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Il compito di questultima sar quello di coprirci passando alla stampa, per tutto il mese di luglio e per qualche giorno del successivo, informazioni sulle nostre presunte attivit in Guatemala, di cui hai saputo per posta. Puoi inventarti anche delle nostre lettere spedite da Citt del Guatemala. Puoi parlare di comizi al teatro Imperial, dellinaugurazione della sede dellassociazione dei lavoratori dei forni, e dire che stiamo preparando un giornale che si chiamer El Obrero. Se tutto va bene, da Veracruz riprender contatto con voi. Avr bisogno di una casa sicura per me e per Natascia a Citt del Messico, ti raccomando di trovarla per la prima settimana di agosto. Avvisa K, ma nessun altro. Un abbraccio. Per la Rivoluzione Sociale.
RFP.
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Ventiquattro.
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Da quando  tornato dal Guatemala, dorme ogni notte in un posto diverso. Non sceglie, non segue un piano prestabilito. Semplicemente, aspetta che arrivi lora e dorme dove la notte lo coglie. In una sede sindacale, nella casa in cui si  tenuta una riunione, in un tram al deposito, protetto dai sorveglianti aderenti al
sindacato, in un giardino pubblico, in un teatro di variet approfittando dello sciopero dei macchinisti, in un circo accanto alle gabbie degli animali. Su tavolacci, stuoie, letti arrangiati, paglia, letti di bordello.
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Divide i suoi sogni con una giraffa vecchia, con una puttana giovane, con i figli di un telegrafista, con il suo amico telefonista Moiss Guerrero, con Rodolfo Aguirre, con gli scioperanti de La Colmena che dormono esposti alle intemperie. Divide albe e notti stellate. Usa i vestiti fino a quando cadono in pezzi, poi ne chiede altri, li ruba, li compra. Ogni tanto lavora; arrotola sigari con le foglie di tabacco che certi compagni gli portano da Veracruz, fa qualche lavoretto da meccanico, da caldaista, da spazzino.
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Non possiede niente, non ha niente da perdere. Scrive su carta usata e recuperata: sono vecchi volantini di cui utilizza il retro, bordi di cartoline postali, di giornali, sfridi di carta che si procura alla tipografia di Humanidad. Se un tempo aveva una stilografica, adesso usa mozziconi di matita che raccoglie qua e l. Legge e rilegge libri altrui. Li prende in un posto, in una casa, in una biblioteca sindacale, su un tavolo durante una riunione, e li lascia il giorno dopo in un posto diverso: unaltra casa, unaltra sede e unaltra biblioteca sindacale, un altro tavolo durante unaltra riunione.
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Appare e scompare, riappare. Dentro di s ha un sensore che gli segnala dove avverranno gli scontri, dove ci sar la carica della polizia a cavallo, dove interverranno i pompieri per annaffiare gli scioperanti. Sa anche dove si terranno le assemblee, i comizi, le riunioni di redazione delle decine di giornali anarchici che si pubblicano in citt. Fluttua, gira, arriva. A volte, sembra unombra. E lo stesso San Vicente del 1921, ma dotato di una nuova qualit magica. Quella della presenza nel cuore dellincendio. Dove passa i momenti liberi? Con chi fa lamore? A che ora sogna? Dove vanno i suoi sogni?
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Venticinque.
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San Vicente era seduto tra il pubblico nella sesta fila con Rodolfo Aguirre. Allimprovviso gli sussurr a bassa voce: Si afferma che una cosa  impossibile quando non la si desidera.
Malatesta?
Proprio lui disse lo spagnolo.
Anchio ne so qualcuna.
Sentiamo.
Luomo pi forte  quello meno isolato disse Aguirre che era stato in carcere nel 1919 con un libro di Malatesta come unica compagnia.
Che te ne sembra di questa: Lasciamo fare agli altri quello che non possiamo fare meglio di loro.
Buona,  buona. Senti questaltra: Badiamo a non credere che lassenza di organizzazione garantisca la libert. Tutto dimostra che non  vero.
Ne ho una migliore disse San Vicente dopo aver riflettuto un momento Lasciamo che la massa agisca come le suggerisce la passione.
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Ventisei.
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Io, con la nostalgia del paesello natale, mi ci faccio una bella minestra disse un giorno San
Vicente. Era il suo modo per dire che se ne sbatteva i coglioni. Diceva anche: Io con lideologia mi ci
faccio una buona paella o Io con la paura mi ci faccio una bella fabada. Insomma, con quelle cose
lui ci cucinava manicaretti, mentre tutti gli altri ci facevano racconti, poesie, romanzi.
E lei, San Vicente, che cosa ci fa con lamore? gli domand il poeta Miguel Riera per
stuzzicarlo.
Io, quello che posso disse, risoluto.
Avevano camminato intorno allHipdromo de la Condesa e il poeta insisteva nel dire che la
citt cominciava a guastarsi, che tutte quelle urbanizzazioni moderne dai nomi pomposi, Expansin
Roma Sur, Residencial Condesa, Parque del Hipdromo, erano soltanto asfalto sulla terra. San Vicente
aveva risposto che quelle romanticherie provinciali lo lasciavano del tutto indifferente, per poi ribadire
la sua frase lapidaria sulla minestra di nostalgia del paesello.
Ha mai pensato, Miguel, che tutta la differenza la fanno la rete fognaria e il chinino? disse,
sinceramente convinto.
A lei piacciono le macchine, e il fumo delle ciminiere... 
E anche i gabinetti, allora. Mi piacciono le automobili e, se insiste un po e non lo ridice a
nessuno, mi piacciono le mitragliatrici Thompson a tamburo con cinquanta proiettili calibro 45, quattro
chili e quattrocento grammi di peso e ottantatr centimetri di lunghezza.
Questi suoi gusti non sono compatibili con lanarchia, per quel che ne capisco disse Riera.
Si erano fermati per lasciare passare quattro carrozze scoperte con alcuni ragazzi che tornavano
da una gita o da una
festa di charros; in realt non prestarono troppa attenzione ai vestiti, ma soltanto ai cavalli.
Mi scusi, Miguel, ma io non posso esserle utile come personaggio di un romanzo, nemmeno
come uno di quelli che compaiono soltanto ogni tanto per complicare la trama. Io sono un uomo di
passaggio. Sono qui e non ci sono. Certe volte, per cose molto importanti, ho spiegazioni abbastanza
stupide.
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Ventisette.
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Questa citt non  quella citt. Quella citt non  questa.
Sessantanni non sono passati invano. Non si tratta di ritrovare nel mostro di oggi la Citt del
Messico del 23. E nemmeno mi vedo coinvolto in un gioco di nostalgie per cose che non ho visto, che
difficilmente posso indovinare. Si tratta di un problema professionale. Una volta stabilito che quella
citt non  questa, c il problema di trovarla, quella citt. I giornali riportano illustrazioni, parlano di
linee tranviarie, di vasti terreni su cui verdeggiava il mais, attraversati da un sentiero su cui arrancavano
le Ford e le Packard. I giornali possono fornire il fondale, la scena: due macchie laggi, una strada, un
venditore di uccelli, una struttura coloniale, dieci tram nella rimessa, due uomini a cavallo a met del
Pasco de la Reforma. Non  questo.
E qualcosa di pi, qui sta il pericolo. Linvito a credere che una citt non sia il fondale. Mi
manca il polso, il cuore della citt, quelle vibrazioni nellaria, che si celano nella musica della
domenica, negli odori provinciali che neppure la grande citt riesce a nascondere. E San Vicente si
muove su un grande fondale, una citt senzanima. E questa  colpa mia, non sua.
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Ventotto.
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... inviato in missione a verificare se  dotata di fondamento la voce secondo cui tale Pedro
Snchez detto il Tampiqueno sia in realt il pericoloso anarchico di origine spagnola Sebastin San
Vicente, gi estradato dalla Repubblica Messicana in quanto noto sovversivo. Si  presentato nella sede
della CGT in calle de Uruguay gi nota a queste autorit. Senza aver mai conosciuto il suddetto San
Vicente e disponendo soltanto di una fotografia per identificarlo, lha portata con s per osservarlo e
per confrontarlo con loratore nellassemblea dei tessili de La Colmena e di Barrn, al momento in
sciopero, e ha riscontrato una notevole somiglianz, oltre a constatare che il Tampiqueno parlava con
accento spagnolo di Spagna e non con quello che  caratteristico degli abitanti di quel porto nel nordest
del paese. Purtroppo  stato notato mentre controllava la fotografia, fermato alluscita dellassemblea dagli operai tessili e costretto a mangiarsela.
Essendo quella lunica fotografia del suddetto San Vicente di cui dispongono questi servizi, rispettosamente sollecita... 
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Ventinove.
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Ho sempre provato avversione per i santoni. Un giornalista che ha vissuto una rivoluzione come
la nostra deve acquisire unindispensabile dose di cinismo, deve difenderla e rafforzarla ai propri occhi
come un amore segreto e immenso. E il cinismo si alimenta del dubbio, dellincredulit e soprattutto
della sfiducia.
Di queste tre cose, ne avevo in abbondanza quando conobbi Pedro Snchez, il Tampiqueno. E
lui aveva troppo del santone, almeno nel modo di fare perch il suo tipo potesse piacermi.
Oltretutto, cera un inganno assai grossolano nella personalit che presentava. Un tampiqueno
non poteva parlare con una e tanto marcata e pungente. Quindi, tra noi, un amore a prima vista era escluso.
Io ero un giornalista fallito, non ero un poeta ma neanche un buon reporter. El Heraldo mi
costringeva a coprire le manifestazioni di piazza, dei lavoratori, assai frequenti a quel tempo, anzich
offrirmi un incarico di responsabilit in redazione.
A peggiorare ulteriormente le nostre relazioni, cera il fatto che io vivevo con laiuto di una
gruccia di vetro, di quelle da un litro, e non disdegnavo il ritorno al vicolo di Dolores per immergermi
nel sogno dolciastro delloppio, mentre il perfido Tampiqueno fumava soltanto sigari Avana, e anche questo lo faceva di rado e con sensi di colpa.
Ne avevo sentito parlare e lo avevo visto un paio di volte da lontano, sempre da lontano, fino
allo sciopero del Palacio de Hierro, dove la vita, maliziosa, ci fece incontrare come due che si affrontano in un vicolo cieco.
Avevo preso un taxi con il pretesto dellurgenza, confidando che avrei potuto passare il conto allamministrazione, se i fatti
lavessero meritato. Nutrivo buone speranze che la cosa risultasse sostanziosa, e gli iscritti alla
CGT mi deludevano di rado. Per loro lo sciopero era una battaglia campale in cui lorganizzazione nel
suo complesso si giocava il tutto per tutto. Il giorno prima mi ero limitato a pubblicare una breve nota
in cui si diceva che lo sciopero era divampato nei laboratori del Palacio de Hierro a causa dei
maltrattamenti di un capo nei confronti delle cucitrici. Insomma, il giorno dopo scendevo dal taxi
proprio quando il pandemonio stava per incominciare. Gli operai avevano circondato ledificio,
bloccando una dozzina di crumiri; la polizia arriv con un camion pieno di uomini, seguito da
unautocisterna che, senza motivo, prese posizione e indirizz il getto dacqua contro un gruppo di
donne, che montavano la guardia con i bambini in braccio. Cominciarono a volare sassi contro i
pompieri e lufficiale di polizia, Jos Morin, detto il Chato, diede ordine di aprire il fuoco contro gli
scioperanti. A quel punto vidi il Tampiqueno entrare in azione. Al primo sparo si allontan da quelli
che tiravano sassi contro i pompieri e si diresse con una mano in tasca verso il tenente che aveva dato lordine di aprire il fuoco.
Non si vergogna a sparare contro operai disarmati? gli grid mentre continuava ad avanzare
verso di lui.
I sassi, stanno tirando i sassi... 
Perch non hanno altro, imbecille e si ferm a un passo dal tenente, che port la mano alla
fondina. Il Tampiqueno gli afferr la mano con quella che gli era rimasta libera, laltra sempre infilata
nella tasca, e gli disse qualcosa a voce pi bassa.
I soldati avevano dimenticato gli scioperanti per seguire il duello tra quelluomo e il tenente. Per un attimo sperai di udire lo sparo, per poter poi scrivere nel mio taccuino che un operaio era stato assassinato a sangue freddo da un tenente di polizia. Non successe niente. Scese il silenzio. Gli scioperanti indietreggiarono per raccogliere due feriti, mentre i pompieri si erano allontanati parecchio sotto la sassaiola, abbandonando il blindato e le pompe. Il Tampiqueno si stacc dallufficiale e senza voltargli le spalle si allontan camminando di sbieco, il che lo costrinse a passarmi accanto.
Che cosa gli ha detto?
Mi guard fisso.
Per lei o per il giornale?
Per il giornale.
Gli ho chiesto come osava sparare contro operai disarmati e se per caso era il proprietario del Palacio de Hierro.
No, mi dica la verit, amico.
Il Tampiqueno mi si avvicin ed estrasse la mano dalla tasca della giacca. Stringeva una .45 con il cane alzato.
Gli ho presentato questa signorina e gli ho giurato su sua madre, perch la mia  morta, che se
non si calmava lo mandavo a toccare il culo di Satana allinferno con tre pallottole in pancia.
E senza attendere la mia reazione se ne and verso il gruppo degli scioperanti.
Io rispetto il valore, rispetto la pazzia, ma rispetto ancor pi lefficienza, e il Tampiqueno
apocrifo mi conquist per questo.
Passava in secondo piano il fatto che dormisse sulle panche del sindacato tranvieri, che non
possedesse niente, che prendesse tutto in prestito e non lo restituisse mai a chi glielo aveva prestato ma
al primo che gli capitava, che sapesse a memoria quasi tutte le poesie di Gngora e Quevedo, o che
parlasse inglese, spagnolo, francese e turco. E poi aveva unaltra virt, non chiedeva e non concedeva
favori, e con il suo modo di fare ti imponeva il percorso da seguire o gli argomenti da discutere.
Anche cos, non lavrei stimato fino in fondo se non fosse stato per il tono di scherno con cui
trattava se stesso. Non il tono con cui mi tratto io, che nasconde malamente il disprezzo che a volte mi
ispiro. Qualcosa di diverso, pi diffcile da spiegare.
Sono un pessimo personaggio, amico, un attorucolo in unopera pi grande di me. E lopera
che  importante, noi attori
siamo solo comprimari, comparse, saltimbanchi.
Lei, ed  questo che mi fa incazzare, crede nel destino gli dicevo, mentre eravamo distesi
sullunico divano che cera in casa mia, lunico rispettato dagli usurai. Un ridicolo divano rosa
tempestato di bottoni di madreperla e dotato di un bracciolo per separare i due occupanti.
Io sono convinto che quelli che costruiscono le case non ci vivono dentro. Le pare una buona ragione per smettere di costruirne?
Non mi faccia della retorica, spagnolo fottuto.
Non sfugga alla fiamma che porta dentro di s, scribacchino di merda mi rispondeva.
Lei  alla ricerca della pallottola che la liberi dal peso della vita. Si porta dentro religione,
castigo, penitenza. Ha animo da cristiano, di quelli che venivano dati in pasto ai leoni.
Sono venuto al mondo per amore e per caso mi rispondeva.
Che cosa c di cristiano nel credere al fato?
Noi uomini roviniamo tutto. Tutto. Distruggiamo con grazia, ma non sappiamo costruire dicevo io.
Immaginiamo che lei arrivi in un porto da dove partono tre navi. Vuole viaggiare, muoversi,
vuole sentirsi tuttuno con il mondo, vuole vivere. Su una delle navi c scritto:
Destinazione: a puttane, su unaltra Destinazione: sfruttamento, inganno, capitale e sullultima Verso la rivoluzione sociale. Allora o lei rimane
nel porto e guarda le navi partire, mentre le sue valige sono imbarcate su una delle tre senza che lei lo
abbia deciso, oppure sceglie e sale. 
E cos, ore e ore a inventare metafore. Non cerc mai di convincermi. Quando ero cotto a puntino, lasciava che il dubbio si rafforzasse nella mia testa dicendo:
Magari ha ragione lei, ma a che cosa serve aver ragione? E
della vita che stiamo parlando.
I nostri incontri erano casuali, accidentali. Una volta capit tre notti in una sola settimana. Lui
dormiva nel mio letto e io
sullorribile divano rosa. Altre volte passavano due mesi senza che lo vedessi.
Una volta se ne and dopo una lunga camminata sotto la pioggia. Mi chiese un libro in prestito.
Non me lo ha mai restituito.
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Trenta.
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Forse lunica cosa che sei riuscito a immaginare con precisione di quella roba avvolta nel cellofan che si chiama futuro  il tuo funerale. La bara portata a spalla lungo una strada che va verso la spiaggia (Tampico? Gijn? Shanghai? Rotterdam? New Orleans?), la bara che viene calata in mare e poi lasciata affondare lentamente; un corteo breve di amici fidati, con qualche bandiera nera che gioca sbarazzina con il vento del mare.
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Trentuno.
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Porca puttana, un Tiziano disse San Vicente, guardando il quadro appeso sopra la cassaforte.
Si vede che lei se ne intende disse il padrone dellImperial, legato su una poltrona di broccato
beige mentre si svolgeva la rapina.
Se non mi dice la combinazione, ci metto tre ore ad aprire questa cassaforte. E una
Bereter-Zima del 18. Mi coster parecchia fatica disse San Vicente mentre si aggirava per la stanza
osservando mobili e tendaggi. Il Chato, armato di pazienza, se ne stava seduto su una poltrona identica
a quella occupata dal padrone dellImperial e lo teneva svogliatamente di mira con una pistola. Si era
dato un aspetto sinistro con una maschera rossa a cui aveva dimenticato di fare un buco per poter
fumare e che era soltanto un cappuccio con unapertura per gli occhi.
Le giuro che non la so rispose il padrone dellazienda.
Oltretutto, anche se la sapessi, l dentro ci sono soltanto azioni e documenti. Niente soldi.
E perch non la sa, visto che  la sua cassaforte? domand San Vicente.
La paura me lha fatta scordare rispose serissimo luomo.
Faremo qualcosa per aprirla e per prendere le paghe delle ultime due settimane, che lei tiene l
dentro da quando  cominciato lo sciopero e che usa soltanto per i crumiri e per dare la mazzetta al
capo della polizia a cavallo per fottere gli scioperanti. Qualcosa faremo. Ci infileremo della benzina
con una siringa, e poi incendieremo tutto, compreso il suo Tiziano.
Come diceva lo scemo del villaggio: Se la chiesa non  mia, non sar di nessun altro, e la
bruci tutta.
Lei  matto, signore.
Amico disse San Vicente al Chato porta il necessario.
Se mi giura che non dar quei soldi agli operai, le dico la combinazione.
Se l ricordata? domand San Vicente mentre, di spalle al padrone, fingeva di trafficare con
una siringa e con la cassaforte.
La so, la so. Lei mi giuri... 
Cazzo, lei non solo non merita il Tiziano, non merita nemmeno che ce ne andiamo via e la
lasciamo intero.
Sei a destra...  disse il padrone della fabbrica, mentre San Vicente spegneva con cura
laccendino che aveva azionato ostentatamente, non sia mai che si bruci il quadro, che non ha nessuna
colpa.
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Trentadue.
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Ci sono cinquantadue San Vicente e trentuno Sanvicente nellelenco telefonico di Citt del
Messico. Non vuol dire granch, ci sono trentanove pagine di Snchez composte piccole, in corpo 8, e
non ho osato contare i Gonzlez o i Prez. Cos ho cominciato presto, domenica mattina.
Scusi, parlo con la famiglia San Vicente?
So che le sembrer molto strano, signora, ma ascolti, sono uno scrittore e sto cercando di
ricostruire la storia di un signor Sebastin San Vicente che viveva qui verso gli anni Venti.
No, di Gijn, in Spagna.
... 
Di Torren, i suoi nonni? No, tante grazie. Suo nonno  stato nella Rivoluzione? S, ma ascolti,
il San Vicente che sto cercando io...
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Trentatr.
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(Trascrizione del verbale)
Punto sette dellordine del giorno. Questioni generali.
Snchez propone che, insieme alleducazione razionale, anche la ginnastica svedese venga adottata come norma di vita sociale e culturale nei sindacati. Intervengono Castro Pedro e Cervantes Luis che si oppongono, obiettando che le due discipline non rivestono la stessa importanza. Snchez si toglie giacca, gilet e pantaloni e, in maglietta e mutande, da una dimostrazione. Lassemblea vota contro per 11 voti a 2 (quello di Pedro Snchez e quello di chi scrive, segretario alla verbalizzazione). In segno di protesta contro la sottovalutazione dei presenti nei confronti degli argomenti in discussione, Snchez e Garca Pedro abbandonano lassemblea in maglietta e mutande per continuare a dimostrare le virt della ginnastica svedese ai lavoratori di Salute e Rivoluzione Sociale.
Pedro Garca (firma).
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Trentaquattro.
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Al comando competente.
Lagente Marciai Ramos Mejia, assegnato al vii distretto di questa capitale, e su disposizione
del suo superiore, cap.
Leonardo Mrquez Lacroix, informa lautorit competente dei fatti verificatisi oggi tra le quattro
e le cinque del pomeriggio.
Il sottoscritto era stato comandato insieme a nove altri agenti del suo gruppo per svolgere
attivit di sorveglianza presso la sede della Confederacin General de Trabajadores situata in calle de
Uruguay al numero 27, sperando che si avesse ha presentare il sovversivo spagnolo Jos San Vicente
dicesi Sebastin San Vicente alias Pedro Snchez alias il Tampiqueno che  ricercato perch essendo
stato espulso dal Messico e poi ha rientrato per continuare le sue attivit illegali come secondo
informazzioni del capitano. Alle quattro del pomeriggio circa ci siamo schierati sul luogo dei fatti e
abbiamo avviato discretamente la sorveglianza. Alle sei circa vedemmo entrare quel soggetto in
questione insieme a certi anarchici del sindacato tranvieri gi schedati presso il nostro distretto.
Lidentificazzione compiuta dal sottoscritto e da due degli agenti che laccompagnavano (matricola
1103 e 876),  risultata positiva perch ci erano state fornite fotografie del suddetto allepoca della sua
espulsione. Seduta stando, come si dice, abbiamo passato comunicazzione al settimo distretto, che ci ha
inviato due camionette con ventiquattro poliziotti armati. Cos, il gruppo che comandavo io in assenza
del mio capitano che non si dava reperibile in quel momento, fece interruzzione nella sede sindacalista
su citata salendo le scale e abbattendo lingresso vale a dire la porta. Si svolgeva una assemblea della
federazione
tranvieri nel locale dove erano presenti non meno di circa duecento quasi trecento membri della
stessa. Al momento della nostra entrata e per quanto intimavamo opportunamente di tenere le mani in
alto, si sono avvinghiati contro di noi molti dei presenti, pi che con intenzione di aggredire con quella
di fare massa per intralciare la nostra missione, essendo che uno degli agenti del distretto (matricola
1123) sera accorto come il menzionato San Vicente sera infilato in un gabbinetto, vale a dire
attraverso una porta che poi apprendemmo essere di un gabbinetto.
Ci siamo fatti strada dopo un certo parapiglia con i presenti (allegato elenco dei sindacalisti e
degli agenti che sono rimasti contusi) e chi scrive il rapporto a perso una fibbia del cinturone e gli anno
spaccato un sopracciglio ma senza dover far uso delle nostre armi da fuoco come ci era stato ordinato.
A chi scrive tocc lincarico di aprire la porta del gabbinetto che risultava chiusa da dentro come
verificai in precedenza e fu una sorpresa scoprire che dentro non cera nessuno e che San Vicente era
scomparso. Il gabbinetto, trattasi di una stanza di un metro e mezzo per un metro di larghezza con un
vaterclos e un lavandino e si trova in notevole stato di sporchizia. Ha come sola ventilazzione una
finestrella di venticinque (25) centimetri di larghezza e quindici di altezza situata sopra il vaterclos. La
finestrella in quanto il locale si trova al terzo piano da su un cortile interno.
Sono state fatte prove per vedere se qualcuno poteva uscire da quello spazio verificando senza
lombra di dubbio che  impossibile. Ci visto  stato punito la gente (matricola 1123) che aveva detto
che il San Vcente si era nascosto nel gabbinetto, anche se esso si  difeso dicendo che la porta era
chiusa da dentro.
Dato che la porta della sede era stata sorvegliata da diversi agenti e nessuno era uscito e poi era
stata fatta una minuzziosa percuisizzione dei presenti, non resta niente da aggiungere al
sottoscritto, Marciai Ramos Mejia (matricola 978).
(In fondo, scritto a mano, a matita: Degradarlo ad agente semplice per coglionaggine e una firma illeggibile.
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Trentacinque.
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Stava pulendo le sue due armi. La Browning calibro 25 automatica brunita e la Colt police special calibro 32-20. La prima glielavevano regalata ad Atlixco, la seconda laveva avuta per uno scambio dal padrone di unarmeria del centro: aveva riparato la caldaia che forniva il riscaldamento a tutto ledificio, e il padrone gli aveva regalato il revolver. Le puliva una volta alla settimana, mettendo i pezzi su una pelle scamosciata e oliandoli. Sul tavolo di legno, dove ci si sedeva per dirigere le riunioni, accanto alla pelle scamosciata era rimasto un piatto con pochi resti di cibo. Una fila di formiche impegnate a trasportare briciole di pane viaggiava tra il tamburo del revolver e i proiettili. San Vicente le guardava sorridendo mentre oliava le sue armi.
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Trentasei.
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Lui approfitta delle gocce di pioggia che scivolano sulla finestra, le prende con le dita e si
pettina. Lei attraversa la strada, piangendo, due piani pi sotto, urtando quelli che camminano in senso
contrario, esita, accelera il passo evitando una pozzanghera, cerca con lo sguardo la finestra al secondo
piano ed  quasi investita da una Packard verde da cui escono grida e risate. Lui lascia la finestra dove
 rimasto ad aspettare per due ore ed entra nel bagno; si lava meticolosamente le mani per liberarsi
degli ultimi residui del grasso del motore su cui ha lavorato, poi va verso la porta. Quando la apre lei 
gi l, in attesa; affonda il capo nel suo gilet e glielo bagna di lacrime e della pioggia che ha tra i
capelli. Lui cerca di guardarla negli occhi, ma lei li nasconde, fissandoli sul bottone pi alto del gilet
grigio. Perch non possiamo essere come gli altri? dice lei, ma lui non ha sentito bene quel che 
stato detto in un sussurro, e capisce: Dove sono gli altri?; perci risponde: Quali altri?.
Gli altri gli dice lei. Chiunque altro, insiste. Lui non capisce, e le sistema i riccioli
schiacciati dalla pioggia che le coprono la fronte, mentre chiude la porta. Lei ripete: Perch non
possiamo essere come tutti gli altri?. Lui capisce cosa voleva dire e le risponde: Sarebbe terribile.
Ma si rende conto che nella domanda c qualcosa di pi della retorica degli sconfitti, e la guarda con
attenzione. Lei gli si rannicchia contro, si nasconde, affonda i capelli sotto il naso adunco di lui che,
senza volerlo, si riempie di odore di pioggia. In piedi allingresso della stanza, illuminata da un lume a
petrolio che appena rischiara, e male, un cerchio di tre metri di diametro, sembrano una coppia di attori
a disagio che hanno dimenticato la parte e aspettano soltanto il soffio della voce del suggeritore che li
riporter alla magia della scena e al momento degli applausi. Lui le accarezza
la schiena e sente il corpo di lei curvarsi per il dolore. Che cosa succede?, le domanda, e lei si
scioglie dallabbraccio e si allontana dallalone di luce verso il letto di San Vicente, una branda che
adesso  coperta di giornali su cui ci sono chiavi inglesi e tubi di rame.
Non pu lasciarsi cadere sul letto, e si siede su un angolo. La luce  rimasta lontana, e lui
indovina il profilo di lei, confuso con quello del letto, lei che piange e tira su con il naso. Con la
lampada Coleman in mano si avvicina e comincia a togliere metodicamente gli attrezzi da lavoro,
mettendo i giornali sul pavimento e sopra il saldatore, pezzi della macchina, un dado arrugginito. Lei
approfitta dello spazio che si  liberato e si stende sul letto, le scarpe si impigliano nel lenzuolo e lo
macchiano di fango; gli orli della lunga gonna nera sono consunti, tra questa e lo stivaletto, la calza
bianca mostra un rammendo, lo scialle nero  rattoppato. Sulla camicia bianca ci sono due strisce
insanguinate che sussultano mentre lei, con la faccia affondata nel cuscino, singhiozza. Lui va verso la
cucina, sistemata in un angolo della stanza, e da un fornello a petrolio prende un bollitore, versa acqua
in una tazza vuota e dal tavolino afferra un cencio di dubbia pulizia. Non strappare la camicia, 
lunica che ho dice lei, si pu ancora lavare  e, senza guardarlo, la sbottona volgendogli le spalle.
Lui laiuta a liberare i bottoni delle maniche e a sfilarsi la camicia, staccandola con attenzione
dalla parte insanguinata. I seni di lei, grandi e appuntiti, dondolano liberi. Sulla schiena ha due ferite,
due righe al cui centro la pelle  lacerata e si vede il sangue.
Chi te le ha fatte? domanda lui. Che importa dice lei. Lui bagna nella tazza il cencio da
cucina e ripulisce accuratamente le ferite, si morde le labbra, un paio di lacrime gli escono dagli occhi e
gli rotolano gi per la faccia prima di cadere nella tazza.
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Trentasette.
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Su richiesta del suo amico Jos Rojas, un giorno che dormono alla stazione, mentre cade una pioggia monotona, si leva lodore dellerba umida e due cani si avvicinano per condividere il loro calore, San Vicente recita Caldern de la Barca, perch conosce tutti i monologhi di Sigismondo in La vita  sogno. Tutti, e per intero.
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Trentotto.
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La notizia la port uno zoppo, al quale laveva detta un ragazzo che teneva docchio le officine
di Indianilla: i tram circolavano guidati da crumiri e sotto scorta militare! Un boato si lev da tutti i
punti della platea e si diffuse per i corridoi, per le scale di calle de Uruguay dove si erano riuniti pi di
duemila aderenti alla CGT, tra i quali oltre mille tranvieri in sciopero. San Vicente non aspett che
lurlo fosse finito e, con la sua eco ancora nelle orecchie, scese le scale di corsa. Indossava una tuta da
lavoro blu e un berretto da ferroviere che gli copriva la faccia fino alle sopracciglia. Quando usc dal
palazzo, un oratore alla finestra del salone arringava i lavoratori che occupavano i marciapiedi e buona
parte della strada. San Vicente arriv ai binari del tram che passavano a meno di dieci metri dalla sede
del sindacato e ci si sedette sopra. Teneva la mano in tasca e accarezzava la canna della pistola,
insensibile al dolore del metallo che gli bruciava nel palmo. Erano le undici e un quarto del mattino,
sotto un cielo nuvoloso. Il primo tram, una motrice con il numero 798 e un vagone, era uscito dalle
officine alle undici ed era passato per Plaza de Armas qualche minuto dopo.
Non trasportava passeggeri perch nessuno aveva osato fargli cenno di fermare. Lo guidava un
crumiro con una scorta di otto soldati, indios yaqui di un battaglione da combattimento della
guarnigione locale, armati di Mauser. Alle undici e diciotto usc dalla curva che portava in calle de Uruguay.
San Vicente estrasse la pistola e si ferm in piedi al centro dei binari. Accanto a lui cera una
dozzina di tranvieri. La motrice ridusse la velocit e uno degli yaqui spar contro gli uomini che
bloccavano il passaggio. Non si mossero. Il colpo era alto. Mentre il tram frenava, volarono i sassi e i
vetri andarono in frantumi. La scorta rispose sparando: una pallottola di Mauser
perfor un Don Chisciotte in due volumi nella libreria di fronte alla sede; una scheggia di pietra
recise un dito a un tessile sedicenne che stava ap-poggiato contro il muro, a tre metri dalla porta del
sindacato. San Vicente alz il cane della pistola, ma non fu il primo ad agire. Un tranviere, Roberto
Echegaray, prese lo slancio, salt nel finestrino del tram e strapp a forza il Mauser a un soldato, poi
spar contro il crumiro che guidava.
San Vicente si arrampic dalla parte opposta. Colpi di fucile dentro il tram. Lo spagnolo scaric
sei colpi di fila contro i soldati, ferendone tre. I vetri del veicolo finirono in pezzi, scagliando schegge
che ferirono facce e mani di un gruppo che si era appeso ai finestrini nel tentativo di rovesciare il tram.
Quattro soldati uscirono correndo dalla porta posteriore, ma si trovarono intrappolati in una folla che
gli toglieva i fucili e le cartuccere e li prendeva a spintoni. Allangolo spuntarono altri tram, almeno tre,
tutti con la scorta. La folla li accolse a colpi di fucile e di pistola. I soldati si ripararono allincrocio tra
Uruguay e Bolivar, usando come barricata uno dei tram su cui erano arrivati e un carro a cavalli che
trasportava carbone. Appena un soldato metteva fuori la testa, gli aderenti alla CGT aprivano il fuoco
dai portoni. Non si poteva fare altrettanto dalla sede sindacale perch ci si sarebbe dovuti sporgere
troppo dalle finestre. Tuttavia alcuni compagni erano saliti sul tetto e da l sparavano con due Mauser
che avevano preso ai soldati del primo tram. Per oltre dieci minuti si scambiarono fucilate. Si erano
passati la voce di non usare le pistole fino a quando i soldati non avessero provato a caricare, perci lo
scambio di colpi era irregolare, e la maggior parte dei lavoratori se ne stava nascosta nella sede o nei
portoni vicini. Allincrocio opposto era stata innalzata una doppia barricata con sacchi di caff presi da un deposito.
Allimprovviso, tutto cambi. Arnulfo Gonzlez, il comandante della guarnigione, apparve
dalla parte di San Juan de Letrn con una doppia fila di tiratori della polizia che provarono ad avanzare
a passo di carica. Dalledificio e dai
portoni spararono almeno cento pistole allo stesso tempo. Dalle finestre del secondo piano un
gruppo di telefonisti, guidato da Flora Padilla, Arturo Rojo e Moiss Guerrero e dai fratelli Alcal,
mise alla prova la propria mira. Diversi poliziotti caddero, gli altri disordinatamente.
Dal tetto, dalla strada la cui uscita era rimasta sgombra, quelli che non avevano una pistola
fuggirono di corsa. La difesa della strada e della sede rimase nelle mani di circa trecento operai, quasi
tutti armati. San Vicente, approfittando del caos, avanz verso la barricata dei poliziotti insieme a
Clemente Mejfa, detto la Loba, a Ramn Estrada, detto Zorrillo e a Jos Salgado, detto VAbuelito,
tutte tre tranvieri. Venivano avanti gridando e sparando. I poliziotti, di fronte a quella carica,
arretrarono di una strada. L il fuoco dei fucili blocc gli uomini della CGT.
Dopo aver conquistato le due barricate, gli operai accerchiati ebbero un po di respiro. San Vicente and di corsa verso la sede. Sembrava che Durn, dei tessili, e Moiss Guerrero, del Palacio de Hierro, si fossero incaricati della difesa.
E solo questione di munizioni. Non possiamo resistere a lungo disse Durn.
E se ci ritiriamo passando per i tetti? propose San Vicente.
E poi?
Poi lo sciopero generale.
Lo sciopero generale ormai  proclamato. Quelli che erano senzarmi e sono scappati
diffonderanno la notizia nelle fabbriche.
No, allora aspettiamo.
Quando non potremo pi tenere le barricate, tutti nella sede, e poi aspettiamo ancora un po.
Fa girare la voce.
E s, una seconda carica della polizia fu bloccata, ma quelli che stavano sulle barricate dovettero
abbandonarle per mancanza di munizioni.
Per unora i soldati tentarono di avvicinarsi alledificio mentre, stando attenti a non sprecare
nemmeno una pallottola,
dalle finestre rispondevano a ogni minima avanzata delle file nemiche.
San Vicente prese accuratamente di mira un ufficiale di polizia che si agitava e urlava ordini a
due soldati. Spar. La pallottola lo colp in pieno alla mano, e lui si lasci cadere a terra. Avevo
mirato alla spalla si disse San Vicente. Era la sua ultima pallottola.
Qualcuno ha ancora qualche .45? domand.
Al suo fianco Riverol, un fabbro, gli sorrise.
Io sto prendendo la mira senza proiettili da un bel pezzo.
Almeno mi illudo un po.
Dalla finestra si potevano seguire i movimenti della polizia che si preparava per tornare alla
carica. Se non cerano pi munizioni, presto sarebbero arrivati sulle scale. L, con i mattoni e con
qualche panca, con due o tre spari, li si poteva trattenere per un po.
Prima che carichino, ci arrendiamo. Lass ci sono rimasti dieci colpi per quaranta compagni
disse Moiss Guerrero, che scendeva dal piano di sopra.
Qualcuno ha una camicia bianca per farne una bandiera?
Non ci arrendiamo manco per il cazzo disse il nero Orestes, uno di Veracruz che lavorava in
una lavanderia.
Quanti colpi hai?
Due.
Be, allora sparali, e basta, perch ormai c poco da fare. 
Fanculo disse San Vicente.
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La bianca sottana di Magdalena Hernndez serv da bandiera della resa. Li fecero passare in mezzo a due file di poliziotti che li colpivano con il calcio dei fucili. 246 arrestati. Poi li fecero salire su alcuni autobus che il colonnello di polizia aveva requisito e li portarono al vii distretto. L li schedarono. San Vicente diede il suo nome falso, Pedro Snchez, ma il tizio che gli prese i dati sembr non prestargli la minima attenzione. La polizia aveva avuto sei morti e settantadue feriti; gli operai un morto, il tranviere Manuel Roldn, e undici feriti. Dopo gli arresti, la sede era stata distrutta. Lo sciopero generale divamp, ma rimase isolato alle fabbriche tessili a sud della citt, ai telefoni e al Palacio de Hierro. I tram, invece, continuarono a circolare grazie ai crumiri. Un intervento del ministro dellIndustria, Adolfo de la Huerta, ottenne il rilascio degli arrestati. Come li avevano portati al distretto di polizia, cos settantadue ore dopo li rimisero in libert.
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Trentanove.
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Un amico, un compagno gli dice:
Sebastin, agli uomini normali una volta nella vita capita di innamorarsi di una puttana. Gli idealisti si danno da fare per redimerle, ma a te non ti bastava, dovevi organizzarle. Sebastin San Vicente risponde qualcosa sul diritto di tutti alla vita, e sullorganizzazione come strada per far valere quel diritto. Il suo amico, il suo compagno, gli porge un taco di carne di maiale con verdura. San Vicente lo guarda prima di mangiarlo. E la sua unica debolezza nei confronti del cibo messicano, deve osservarlo bene per poterselo mettere in bocca. Non importa quello che vede, comunque lo manger, sono tempi di fame e lui non ha fisime. O forse ne ha? Una piccola fisima che consiste nel guardare attentamente quello che deve mangiare. E, mentre mastica, Sebastin dice allamico: Non chiamarle puttane. Adesso sono compagne. Compagne puttane dice lamico, incorreggibile.
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Quaranta.
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San Vicente dice: Lei sa che questa non  Rotterdam. Ma lo sa perch la sua memoria glielo dice. Dimentichi un istante la sua memoria. Dimentichi che non conosce Rotterdam e che invece conosce molto bene questa citt perch ci  cresciuto. Mi dia retta. Soltanto un momento. Si dica: siamo a Shanghai, stiamo per sbarcare a Boston. Quelluomo non porta il cappello di paglia,  nero, va a capo scoperto, non c questo sole da coglioni cos poco aristotelico, siamo a Citt del Capo. Mi segue? Ha capito? Non se lo sente nel sangue?
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E aleatorio,  accidentale, soltanto paesaggio. Non cada nella trappola del paesaggio, non permetta che il paesaggio la confonda, annebbi le sue emozioni, i suoi sentimenti. Non svilisca la sua capacit di comprensione razionale, non permetta che la turbi quella donna losca che ci sta guardando e che si chiama Concha Lopez. E greca e si chiama Lydia, e non  affatto losca,  una di quelle ballerine dei sette veli del cavolo in un bar del Pireo... Non si lasci ingannare. Passi attraverso la vita, lasci perdere il paesaggio. No, le persone non le lasci perdere. Non  questo il punto. Senza le persone non c niente, soltanto ombre. Le idee senza persone sono merda, tristi pisciate contro un lampione. No, non  questo che volevo dire. Volevo dire che  la stessa cosa, che il paesaggio non deve annebbiarti le sensazioni, la capacit di vibrare per la minima ingiustizia, fino ad arrivare sullorlo della pazzia, fino a mordersi a sangue, fino a sembrare, come dicono loro, un cane rabbioso... Che cosa gliene importa del paesaggio a un cane rabbioso, direbbe il nemico, e avrebbe ragione. Capisce?.
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Quarantuno.
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Ma questo tizio  esistito o non  esistito? domanda Marco Antonio Jimnez, il mio editore, che  un uomo diffidente.
Certo che  esistito.
Ma cos come lo racconti tu?
Pi o meno, verit pi, verit meno. Dettagli.
Dettagli davvero?
Insomma, lo pubblichi o no? Che cavolo importa se  esistito esattamente cos, se il vestito era di quel colore o di un altro?
Ma  esistito?
Certamente.
Allora va bene.
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Quarantadue.
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Lei, quanti amici con la gobba ha? Io nessuno. Neppure lei, non  vero? Lo dicevo, io. Nessuno ha amici con la gobba. Quel tenerone di Victor Hugo ha fatto in modo che tutti pensino che i gobbi si innamorano pazzamente, che sono buoni e un po stupidi. Nessuno vuole un amico cos. E nessuno vuole per amico un gobbo se si chiama
Leoncio del Prado y Jimnez, tanto pi se lavora gratis e presta i suoi servigi in un bordello. Cos non avevo altro al mondo che dei buoni conoscenti, perch quanto ad amicizia, quella che chiamano amicizia, non potevo contare che su un bibliotecario cieco, sul cane dellisolato e su una puttana un po andata di testa che chiamano la Calambres.
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Dico tutto questo affinch lei possa rendersi conto che non ho amici, non ne cerco e non mi lascio trovare.
Insomma non sono un uomo facile in fatto di amicizie, e San Vicente non ci sarebbe riuscito a
conquistarmi, nemmeno lui, se non fosse stato perch mi ha fatto pena vedere in che condizioni era
quel giorno: un occhio chiuso e pesto, un sopracciglio spaccato con una ferita sanguinante lunga
almeno tre centimetri, e tre costole rotte; pisciava sangue per i calci che gli avevano dato nei reni, e un
dito del piede che guardava dalla parte sbagliata per la fottuta frattura che aveva; e con tutto questo,
dormiva in mezzo a due letti, per terra, su un tappeto consumato, mentre quelle due stronze si facevano
un ricco sonno sui materassi.
Ci ho messo mano io e ho rimediato la faccenda subito.
In piedi, sciacquine, o vi faccio un servizietto a tutte due insieme!
Bast la minaccia. Dopo pochi secondi cerano due letti liberi per San Vicente.
Grazie, compagno disse San Vcente mentre gli fasciavo le
costole e gli avvolgevo alla belle meglio la fusciacca sopra le bende. E poi aggiunse:
Si vede che lei  intelligente. Forse mi sbaglio, ma quella scintilla nel suo sguardo indica che
lei ne sa abbastanza della vita, oh cazzo, perch lintelligenza non  un dono come dicono molti
fanfaroni da queste parti, cazzo, fa male, ma va coltivata.
Scommetto che lei ha letto qualcosa di Malatesta..
Si sposti un po sulla destra. La mia destra, non la sua.
Malatesta, Bakunin, Most, Kropotkin, Grave, Flores Magn e tutta la collezione del
supplemento di Il Protesta, spedita personalmente a mio nome da Buenos Aires e che non presto perch
poi non la restituiscono, e le puttane ci si pulirebbero il culo, e testi tanto divini non sono nati per culi tanto miseri.
Lo sapevo, ahi, lo sapevo, ahi ahi disse San Vicente, che era stoico ma non troppo: dovevo
fargli un bel po di male cercando di raddrizzargli il dito del piede fratturato.
Glielo dico subito, perch poi magari non avremo occasione di parlarne disse serio, e io
rinviai lo strattone finale per lasciare che partisse con il suo speech.
Uno pu essere gobbo, nasone o asturiano, questo  aleatorio. Limportante  quello che si
pensa, tutto il resto  apparenza, forma eterea, accidente del destino, casualit.
Questo lo so gi gli risposi.
Perfetto, ohi ohi ohi. Allora non abbiamo niente da nascondere: lei  gobbo e io ho unernia
ombelicale e i piedi piatti. Possiamo andare ben oltre queste piccolezze.
Buona base per una relazione, caballero gli dissi.
Caballero  quello che ha il cavallo, compagno rispose.
Lo lasciai l a sonnecchiare e uscii per organizzare un sistema di allarme scientifico, che copriva
i tre piani del bordello, tutta quanta la via e diversi isolati vicino. In queste cose sono un maestro,
perch anche se non chiedo mai favori ne faccio spesso.
Non per niente sono lunico gobbo laureato in medicina alla Sorbona, che cura gratis alla
Colonia de la Bolsa, che pratica
laborto sociale, che cura il ricercato per fatti di sangue, che vigila sugli eccessi sessuali ed
esercita la medicina naturist a poco prezzo; oltre alligiene preventiva, si dedica alla vendita di
preservativi senza margine di guadagno, alla cura dinfezioni e affezioni cutanee e al metodo Prado per
trattare lassuefazione incontrollata alla droga e allalcol; e se il paziente non muore, garantito che si
salva, libero dal vizio per il resto dei suoi giorni.
San Vcente dorm ventisei ore di fila senza bisogno del laudano, e quando si svegli, davanti al
suo letto si era riunito un gruppo abbastanza eterogeneo di personaggi che abitavano in Casa Concha,
vale a dire: io, il cane, la mia amica Calambres, le puttane svizzere, due gemelle che i clienti
chiamavano le Uguali e dona Concha in carne e ossa, ansiosa di sapere quando avrebbe potuto
riavere la stanza a due letti.
Non preoccupatevi per me, me ne vado subito, e vi ringrazio dellaccoglienza che mi avete
riservato disse l per l San Vicente.
La mia amica Calambres fece uno dei suoi numeri pi apprezzati: con una semplice contrazione
muscolare e nientaltro, fece venire un seno allo scoperto. San Vcente la osserv attentamente e
sorrise. Ammirevole questa tetta, signorina,  un piacere guardarla.
No, lei non se ne va a meno che non abbia altri impegni, Sebastin. Lei lo sa che qui  casa
sua disse dona Concha che di solito si comportava in tuttaltro modo con gli ospiti.
Mi basta solo che si trasferisca nella mansarda in modo che le ragazze possano usare questa
stanza. Lo avvolgemmo nel tappeto e tutti insieme, cane compreso, lo trasportammo due piani pi su,
in una camerache era poco usata da quando il generale Murgua era insorto in armi al momento
sbagliato e lo avevano fucilato. Una camera che il secondo di Murgua, il colonnello Torres, anche lui
fucilato, aveva decorato seguendo un gusto tutto suo: pareti nere e letto bianco con il baldacchino.
Troppo funerea per i clienti normali.
Bene,  arrivata lora delle presentazioni disse San Vcente quando la comitiva si ritir, lasciandoci soli.
Da una crepa nella vernice nera che ricopriva il vetro della finestra, entrava appena un filo di sole.
Dottore in medicina Leoncio del Prado y Jimnez, nato a Zacatecas.
Sebastin San Vcente, meccanico navale, originario di Gijn.
Avevo gi sentito parlare di lei da queste parti. Lei ha molte amiche tra le signorine che
lavorano in questo antro... Qualcosa da mangiare?
Dottore, mi corre lobbligo di avvisarla che non ho soldi e che non penso di averne prima di un
paio di settimane, e che oltretutto non mi sento obbligato a pagare debiti contratti per necessit, perch,
secondo me, dare cibo agli affamati  semplicemente un dovere tra esseri umani.
La penso cos anchio gli dissi, e andai a prendergli un brodo di gallina in unosteria a due
isolati dal bordello, dove il padrone mi serviva gratis da quando lo avevo guarito da una scabbia
perniciosa che non solo lo stava devastando, ma gli aveva anche messo in fuga la clientela. Con la tazza
di brodo tra le mani, sembrava che San Vcente si prestasse a essere interrogato.
Mi perdoni se mimmischio nella sua vita, ma la curiosit uccise il gatto, come si dice. Mi
rendo conto che domandare a un uomo come lei perch  stato conciato in quel modo  come chiedere
a me perch sono gobbo. Lei mi risponder: Il destino, proprio come farei io, ma... 
Dottore, vuole sapere o vuole spiegarmelo lei?
... 
Per entrare a La Colmena, la CROM non ha trovato di meglio che ingaggiare un gruppo di
disoccupati, ex poliziotti licenziati da El Oro, e li ha messi al comando di un amico di Alvarez, un
maiale, dirigente sindacale della Federazione di Citt
del Messico, che loro stessi avevano mandato via perch era diventato un drogato e ormai non
serviva pi neanche per il lavoro di ufficio. Gli dissero: Riprendi La Colmena e ti ridiamo il tuo
posto; glielo disse un certo Macas, e questi hanno cominciato con le provocazioni nelle officine... E
la nostra gente, che  tutto tranne che paziente,  arrivata subito alle mani, e allora sono cominciate le
prime sparatorie alluscita, le imboscate a compagni isolati, uno sciopero di risposta e un attacco alle
guardie, licenziamenti e cos via. Per questo sono dovuto intervenire.
Oltretutto ci voleva proprio uno come me, un esterno, che non coinvolgesse i compagni in altri
problemi; uno che arrivava, faceva quel che cera da fare e scompariva.
E che cosa ha fatto?
Di tutto. Non mi guardi con quella faccia ammirata, dottore, perch mi da sui nervi. Lei sa
cos il coraggio?
Certo, lei lo sa bene. Il coraggio  fare quello che dicono che non si deve fare quando dicono
che non bisogna farlo, e poi far fronte alle conseguenze. Il coraggio non ha niente a che vedere con la
paura. La paura ti accompagna sempre,  una buona amica. La paura ti impedisce di diventare matto e
di fare sciocchezze, la paura evita che tutto sia gratis,  la paura che da importanza alle azioni, che
rende responsabili. Se non avessi paura, sarei un simpatico matto... 
Allora, che cosa ha fatto?
Sono andato dove Macias si riuniva con gli amici, sopra una bettola a Tlalpan, a un secondo
piano. Sono entrato e ho detto a tutti... 
Che cosa ha detto?
Niente, cazzo, che cosa dovevo dire... Erano sette, compreso Macias. Che dovevo dire? E
arrivato il rappresentante del proletariato, brutti froci... o non vi rendete conto che voi, figli della
classe operaia, ne state distruggendo il futuro dal momento che agite cos per unorganizzazione gialla,
emanazione del padronato? Ho detto: Buonasera, ho saputo che potete darmi un lavoro. E
Macias mi ha risposto: Che lavoro?. Visto che stava vicino alla finestra, gli ho detto:
Lavoro da ... e l per l lho spinto. Ma il ciccione era ciccione sul serio e non si  lasciato
buttar gi come se niente fosse.
Allora ho spinto ancora pi forte e lui gi per due piani, spaccando vetri e tutto... 
E i suoi compagni, che cosa le hanno fatto?
Niente di niente.
E che quel ciccione di Macias non  voluto andar gi da solo e mentre stava per cadere mi si 
aggrappato alla giacca e mi ha trascinato per due piani insieme a lui. Fortunatamente quando siamo
atterrati lui stava sotto e io sopra. Comunque, dottore, come avr visto non consiglio a nessuno di farsi
due piani in volo, nemmeno in groppa a un ciccione.
E lui che si  fatto?
Dottore, se ha intenzione di curarlo, meglio che tiri fuori dal baule qualche altra laurea oltre
quella della Sorbona, perch quando sono venuto via non stava per niente bene... Che ne so, immagino
sia morto. E cos si  chiuso questo capitolo della storia de La Colmena, perch nessuno riuscir a
ricostituire il gruppo senza il ciccione. Lui ci metteva la musica per farli ballare, i soldi e leuforia... 
Come faceva San Vcente a sapere che tenevo la mia laurea dentro un baule?
Nei giorni successivi, mi dedicai a curarlo e a verificare se avevamo qualche altra affinit: non
giocava a scacchi n a bridge, non credeva alla fortuna; gli piaceva la musica, ma non sapeva suonare
la chitarra. Conosceva le opere di Shakespeare, ma non i sonetti; sapeva molto di geografia, abbastanza
di storia, ma niente di scienze naturali; era portato per la meccanica, parlava inglese, un po di francese,
un po di tedesco e, chiss perch, un po di tagal. Era un appassionato di cinema e prevedeva che
quando sarebbe stato sonoro, a colori e di lunga
durata sarebbe stato lo spettacolo pi importante del mondo.
In quei giorni ebbi modo di studiare il suo rapporto con le donne. Era estremamente esplicito,
anche se tenero nel modo di fare, un po sdolcinato ma non mieloso, preoccupato di mettere tutto in
chiaro (era giovane, non aveva esperienza: quando mai si pu mettere tutto in chiaro?) prima di fare il passo successivo.
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Forse quello che induceva le mie vicine ad adorarlo era il fatto che le trattava come fossero principesse delle favole. Lo osservavo, cercando di imparare dal suo istinto. Una volta mi disse: Dottore, il suo rapporto con le donne deve cambiare. Se la smette di considerarle come oggetti, vedr che le migliori smetteranno di considerarla un gobbo e la guarderanno come la vedo io, come un essere umano, un medico abbastanza in gamba, una persona molto colta e simpatica. Negli ultimi anni ho seguito scrupolosamente il suo consiglio. Senza risultati. Ma ormai  tardi per protestare con San Vicente perch un giorno scese a comprare le sigarette e scomparve dalle nostre vite.
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Quarantatr.
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Lillegalit ha a che fare con tutta la vita disse. Ma deve sempre essere unillegalit di molti, di massa. Il principio  vivere al di fuori della legge. Uno deve vivere fuori della legge gli rispose lamico Jos Rojas. No, non ho niente in contrario ad assaltare una gioielleria per procurare fondi allorganizzazione.
Per ho limpressione che quei fondi possano costare molto cari allorganizzazione se la polizia scopre tutto disse San Vicente. Perci lillegalit del singolo deve essere valutata in base ai danni che pu provocare agli altri e con questo chiuse largomento e non ci torn pi sopra.
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Quarantaquattro.
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San Vicente scopr che il cerchio si stava stringendo. Era una questione aritmetica. Sempre pi spie alle riunioni allargate a cui partecipava di solito. Una luce alla finestra del gabinetto di una casa che segnalava pericolo; due agenti fortunatamente addormentati nel vano di una porta da cui stava uscendo; amici che raccontavano che in giro si facevano domande su di lui; un articoletto in un giornale che informava che il pericoloso anarchico era stato visto qua e l, una faccia in una manifestazione, che non prometteva niente di buono; certi segnali sospetti in una casa dove lo avevano invitato a cena (niente di grave, niente di pericoloso, soltanto che lo sguardo delloperaio tessile cercava la porta pi del dovuto). Insomma, era questo.
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Aritmetica. Ma cera anche dellaltro. Un certo non so che nellaria, avrebbe detto il suo amico poeta. Un certo so che nellaria, avrebbe detto San Vicente, pi sensibile ai segnali disseminati intorno a lui. Come se avesse paura, come se stesse per piovere e per un attimo laria si fosse caricata di elettricit, fosse diventata un po pi densa; come se nella notte qualcuno piangesse a un angolo di strada, lontano. Perci, quella volta decise di dormire al circo Krone, circondato dalle gabbie degli animali.
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Quando non riesco a dormire, anchio vengo qui gli disse Bruce, il suo amico domatore di orsi e di tigri del Bengala.
Invece io ci vengo quando voglio dormire.
Oggi non  il giorno giusto, c la luna piena, le tigri saranno nervose. Allorsa fa male un dente. Non dormirai bene.
A me fa male la testa e dicono che russo quando dormo allaperto. Spero di non disturbare i tuoi animali gli disse San Vicente. Bruce si mise a ridere. Era un uomo alto, meticcio, figlio di un canadese e di una india tarahumara di Chihuahua, con un cespuglio di capelli rossicci e gli zigomi sporgenti e dorati. Era quasi al limite, perch un amorazzo con una trapezista portava alla luce il suo lato oscuro, depresso, malinconico. San Vicente rimase vicino alla gabbia, guardando fisso negli occhi una tigre di quindici anni che chiamavano Helena. Lodore di escrementi secchi degli animali, della paglia umida, i grugniti dellorsa che ogni tanto colpiva le sbarre della gabbia nascondevano le altre cose sospese nellaria: il fatto che gli davano la caccia e che erano sempre pi vicini.
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Quarantacinque.
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Il colonnello Ramos mi disse: Lo arresti. Se quello spagnolo di merda si trova in Messico,  suo. Cosa crede, quel coglione, che siamo qui a farci prendere in giro da lui? E tutto suo, Gmez. E se non ci riesce, gi la vedo di ramazza alle scuderie.
E un ordine diretto del generale, il ministro. Usi tutti i mezzi che saranno necessari.
Gmez sono io. Arturo Gmez, capitano della polizia a cavallo del Districto Federal. Capitano
per meriti militari, non per aver arrestato rapinatori di vecchietti o topi dappartamento.
Pianista frustrato, oltretutto. Non frustrato per mancanza di tempo o di tecnica, ma perch nella
battaglia di Celaya ho perduto due dita della mano sinistra e nessuno compone brani pianistici solo per mano destra.
Allora Gmez, vale a dire io, se ne and nel suo ufficio e si sedette davanti allincartamento, e
siccome era ormai notte e si suppone che a quellora uno  fuori servizio, tir fuori dal cassetto della
scrivania una bottiglia di mezcal El Caballito e si mise a leggere. Perch Gmez, vale a dire io, non 
un fesso al quale dicono: arresta questo, prendi quellaltro per le palle, e lui esegue; Gmez  un tipo di
ventotto anni che ha visto molto sangue altrui e un po del proprio e sta nella polizia per caso, e non
vuole fare niente senza sapere per bene che cosa ci si aspetta dalle sue azioni, chi se lo aspetta e perch.
E Gmez trova la storia di questo San Vicente, inarrestabile, non privo di coraggio e di valore,
svelto con le armi, pronto a fare a pezzettini leredit della rivoluzione messicana con le sue pazzie
anarchiche. Non era un mascalzone, non era un assassino e nemmeno un criminale come quelli che mi
ero trovato davanti nel corso degli ultimi due anni. Era peggio ed era meglio. Era un idealista. E lo
avevamo lasciato scappare due volte. Puttana
miseria, che razza di fessi a piedi e a cavallo erano gli ufficiali della polizia, della Politica e del
Districto Federal, compreso il colonnello Ramos ma escluso il capitano Gmez, vale a dire io.
Due volte lo avevamo preso: una volta lo avevamo estradato nel maggio del 1921, ed era
ritornato; unaltra, qualche mese fa, a febbraio del 1923, dopo la sparatoria di Calle de Uruguay. Era
scritto l, chiaro chiaro: Snchez Pedro, nella lista dei fermati che poi sono stati rilasciati un paio di
giorni dopo. Ho cominciato a scrivere appunti su un blocco ingiallito e, dopo averne riempito una
pagina, me ne sono andato a dormire, sollevato dalle pene del corpo e dellanima grazie al mezcal.
Il giorno dopo, Gmez, tirato a lucido e senza speroni, perch aveva soltanto da lavorare in
ufficio, si present al distretto di polizia e cominci a sparare ordini come una mitragliatrice Maxim,
quelle che usavano gli austriaci. Perch a dare ordini che suonano bene e sembrano anche avere un senso, vado fortissimo.
Caporale, voglio parlare al telefono con Ventura, della Politica. Immediatamente.
I caporali Marciai e Sousa a rapporto, scattare.
Chi  che tiene i contatti con questi informatori che ci passano le notizie cos a capocchia?
Leyva? Mandatemelo a rotta di collo.
In questa pratica c una foto, ma mancano le copie. Dove sono le copie che dice qui che ci
devono essere? Fatene cinquanta entro la mattinata. Me ne fotto se il colonnello vuole le foto del
matrimonio della figlia, le vada a chiedere a quelli delle giostre dellAlameda!
Voglio qui il responsabile delle guardie del municipio di San Angel, prima che sia finito il
sigaro che sto fumando!
Non era troppo difficile. La citt era piccola e il problema era soltanto quello di metterci intorno
la mano e poi stringere il pugno. Dentro ci sarebbe rimasto San Vicente.
Ventura venne a rapporto unora dopo, con la camicia di fuori e il vestito pieno di macchie dunto.
Senta un po, Ventura, lei sembra uno di loro, di quelli che bisogna arrestare. Non le farebbe
male passare qualche mese in caserma, anche se lei o diventa un mutilato o non avr mai un portamento marziale.
La smetta, capitano, sono di pessimo umore. Ho passato la notte a pedinare uno della banda
del Turco, e sono stato in posti dove si beve merda pura.
Si sente.
Perch mi cercava?
Lei ha arrestato San Vicente in calle de Uruguay a febbraio.
Com?
Non me lo ricordi, capitano, perch lho arrestato e non lho arrestato. Insomma, non me ne sono accorto.
Ma i suoi uomini lo hanno seguito. Che cosa sa di lui?
Ventura tir fuori dalla giacca trasandata un paio di sigari, me ne offr uno e quando lo rifiutai
accese il suo e si mise a parlare fissando la mia collezione di cannoni in miniatura.
Lo proteggono, quei rottinculo delle fabbriche, lo proteggono. Non ha casa, non ha moglie,
non ha lavoro; non dorme mai nello stesso posto. Una meraviglia. Lo si pu trovare, se si fa un po
attenzione, alle assemblee sindacali; o forse lo si poteva trovare, magari gli abbiamo messo la pulce
nellorecchio con tutti questi tentativi falliti. E poi  difficile acchiapparlo senza correre il rischio che
cominci un casino di spari da tutte le parti. Lei ha lautorizzazione a provocare un incidente con la
CGT? Ha il permesso per rischiare due o tre morti e uno sciopero generale, capitano?
Mi costrinse a pensare. Dunque, cos stavano le cose.
Quali sedi sindacali frequenta di solito, e a che ora?
Questo glielo posso dire in un attimo. Vado in ufficio e le mando una nota con i dati che mi chiede.
Allora si alz dalla sedia, cerimonioso, sorridente, come a dire: Te lo lascio tutto questo bel
pacchettin, coglione, nemmeno te lo immagini il casino in cui ti stai cacciando. Capii
il messaggio.
Me ne restai a pensare, finch arriv il fotografo del commissariato al quale, per farlo sentire meno fesso, avevano dato il grado di sergente.
Agli ordini, signor capitano.
Le fotografie. E non fare finta di niente, bestia che non sei altro.
Signor capitano, mi servono un paio di giorni per prepararle cinquanta foto di quel San
Vicente... Oltretutto, poi, in questa che mi ha dato non  venuto molto bene, e le copie saranno ancora
peggio... E il colonnello mi ha assegnato un incarico... 
Cinquanta fotografie entro questa sera o ti occuperai della merda dei cavalli della sesta
compagnia fino a quando comincer a piacerti la cacca, Martinez!
Risolto il problema, passai a occuparmi di Leyva, che stava aspettando allingresso dellufficio,
bello rilassato, il porco, tranquillamente seduto su una panca. Adesso che lo vedevo bene mi rendevo
conto perch era lui lincaricato di tenere i contatti con gli informatori: perch era identico a un
criminale, e loro dovevano volergli bene a quel frocio, dovevano avere proprio tanta fiducia in lui.
Lei  una vergogna per il corpo. A quanto ho saputo, fa il contrabbando, porta le puttane in
caserma per i sottufficiali, procura orologi stranieri sicuramente rubati, e non so che altro combina,
caporale Leyva gli dissi di primo acchito, tanto per ammorbidirlo, ma quel disgraziato doveva essere
abituato a cominciare cos tutte le conversazioni con i superiori, perch mi rispose amabilmente: Le piace qualcosa, capitano? Qualcosa di particolare?.
Tua madre, animale.
A un prezzo speciale, signor capitano.
Sette giri del cortile, a passo di carica. Jimnez, controlli che il caporale Leyva esegua lordine e poi me lo riporti.
Questo s che avrebbe fatto effetto, pensai, perch Leyva,
grassoccio, sudato alle dieci del mattino per i troppi liquori della notte, di certo non era un campione di atletica.
Capitano, il tenente Surez a rapporto disse un azzimato ufficialetto della nuova guardia che
stava arrivando al commissariato, perch le nostre uniformi erano eleganti e lui di sicuro, durante la
rivoluzione, doveva essere ancora occupato a ciucciare le tette della mamma.
Ho una mezza idea che luomo che stiamo cercando, un certo San Vicente, dorma nel quartiere
di San Angel o a Tizapn, in case diverse, presso operai delle aziende tessili della zona.
Voglio che esegua questa missione per bene, con discrezione, non alla cazzo di cane, com
solito fare, non come una carica di Villa.
Lei era villista, signor capitano?
No, tenente, a Celaya io ai villisti glielho messo nel culo fino a farglielo uscire dalle
orecchie... Come prima cosa parli con discrezione con i padroni delle fabbriche. Con discrezione, non
mi metta in piedi un casino, voglio gli indirizzi di tutti i sindacalisti che agiscono nel quartiere. Quelli pi attivi della CGT... 
Saranno almeno cinquecento, signor capitano.
Daccordo, dovr scrivere un casino. Poi voglio che cominci di notte, mi segue?, di notte a
perquisire le case di quella gente, con il pretesto che stiamo in-seguendo un rapinatore. Deve sembrare
che non ce labbiamo con loro, insomma: fate la scena anche nella casa accanto, fino a quando non
avrete trovato un tale di cui stasera le dar una quantit di fotografe, in modo che ognuno dei deficienti
ai suoi ordini ne abbia una. Senza provocare, senza arrestare nessuno, anche se ce ne fosse motivo.
Non voglio che porti in galera nessuno perch ha trovato una pistola o una stamperia
clandestina. Queste faccende non ci riguardano. Io voglio soltanto quel tale, San Vicente. E chiaro?
Sissignore. Quando cominciamo loperazione?
Stanotte. Perci vada a San Angel a procurarsi lelenco. Io
avr qui le fotografe dopo le otto. Divida la compagnia in due, e prenda il comando del gruppo
che agir di notte.
Bene, quel deficiente non avrebbe arrestato nessuno, nemmeno se glielo avessero servito su un
vassoio, ma avrebbe fatto scappare la lepre e le avrebbe chiuso la tana.
Marciai e Sousa a rapporto dissero due poliziotti trasandati, che si portavano dietro addirittura
le mosche che gli svolazzavano intorno.
Quanti rottinculo brutti e schifosi come voi potete trovarmi nello spettabile corpo del commissariato?
Uh, capo disse Sousa, che era uno loquace.
Uh, capo disse Marciai, che era un tipo ripetitivo.
Uh, tanti o uh pochi?
Uh.
Un casino.
Bene, portatemene sei alle tre del pomeriggio, senza uniforme. Da questo momento siete
distaccati per un incarico speciale. Per qualche giorno sarete agenti segreti. Vi voglio travestiti da venditori ambulanti, qui, insieme agli altri sei.
Potrete passare a ritirare la lista dei posti da sorvegliare e un elenco di istruzioni precise che Perci... muoversi.
Tirai il fiato. Me lo meritavo, avevo guidato il branco di buoi a un buon guado. Ero al secondo
sigaro e al primo mezcal, quando apparve Leyva sudato e sbavante.
Eccolo qui, signor capitano, sta per venirgli un colpo disse il caporale Jimnez con un sorriso enorme.
Leyva. Appena si sar ripreso dal sano esercizio che le ho prescritto, voglio che si scaraventi a
battere la citt come se le stesse scappando lanima. Voglio sapere dove dorme Sebastin San Vicente,
dove sar tra tre ore, tra cinque, domani, tra una settimana. E un noto aderente alla CGT, usa il nome
Pedro Snchez e lo chiamano il Tampiqueno; uno spagnolo con un gran naso.
Ha a disposizione cinquanta pesos della cassa della caserma per pagare i suoi informatori, ma
per ogni pagamento che risulter inutile o tutte le volte che vorr vedermi in faccia, dovr fare una
corsettina, capito?!
Chiarissimo, signor capitano.
Bene, missione compiuta. Adesso, se la cosa non fosse andata in porto, le corsettine in cortile
sarebbero toccate a me, vale a dire al capitano Arturo Gmez.
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Quarantasei.
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Esci dal sonno tra le urla, e salti gi dalla branda con il pigiama a righe celesti e grigie,
carcerario, e la pistola in pugno, presa da sotto il cuscino. Il pavimento  freddo. Anche se il mondo
intorno a te si  trasformato in una specie di folle carnevale, cerchi di orientarti. Di ricordare dove stavi
dormendo, in quale casa, dove danno le porte, su quali strade. Perch  ovvio che quelli che ti cercano
si stanno avvicinando; non c dubbio: quelle grida, quegli ordini confusi, i calci dei fucili che battono
contro il legno di una porta. Ti infili le scarpe senza calze e ti appendi laltra pistola alla spalla dopo
aver verificato che  carica.
Venga fuori, San Vicente, con le mani in alto!
C una finestra, ti affacci. Alle tue spalle risuonano alcuni spari che bucano le assi della porta.
Cominciamo dallinizio: trascini contro la porta un armadio da un metro e mezzo, e poi ci metti sopra
la branda di tela e un baule pieno di piatti vecchi. La finestra.
Un primo piano. Metti fuori la testa, con i capelli ritti, come se avessi preso uno spavento. E
questo che cazzo , se non uno spavento? I vetri si infrangono, un colpo entra dalla finestra. La
pallottola si conficca nel soffitto spargendo una nuvola di calce.
Con la canna della Colt elimini i pezzi di vetro rimasti e spari cinque volte in rapida
successione. I colpi dei calci di fucile mandano la porta in pezzi. Salti dalla finestra. Quando i piedi
toccano terra perdi una scarpa, continui a sparare, adesso con il revolver, verso due ombre che
scappano. Ricarichi alla luce del lampione, e poi ti metti a correre come un fantasma in pigiama per le
strade acciottolate di San Angel, cantando a squarciagola Hijos del Pueblo, stonando la strofa che dice:
Rojo pendn, de libertad. Pensi che, in queste particolari e allucinanti
circostanze, sarebbe meglio cantare la nona di Beethoven.
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Quarantasette.
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Nella biografa di Malatesta scritta da Luigi Fabbri trovo alla pagina del colofon una
annotazione che devo aver scritto alla fine degli anni Sessanta: Perch desideriamo la pace dei caff,
se abbiamo la tormenta?. Secondo me le due cose, che sia stata scritta alla fine degli anni Sessanta e
che si trovi in fondo a un libro di Malatesta, non sono casuali. Non lo  nemmeno il fatto che rispunti
fuori adesso, quindici anni dopo, quando  arrivata lora di spiegare il perch di quella caccia a San Vicente.
Qualche anno fa, quando avevo messo insieme il poco che ero riuscito a trovare su di lui, avevo
scritto una nota di dieci righe che doveva servire come premessa a un articolo per un giornale, e diceva
pressappoco cos: Chi scrive confessa una delle sue ossessioni pi recenti: fare unedizione riveduta e
ampliata del libro dei santi della sinistra. Ricorda le difficolt della generazione del 68 nel trovare
facce e nomi a cui rifarsi per riallacciare il filo sottile della continuit, la ricerca di nomi rossi presso
cui rifugiarsi... . Queste possono essere le chiavi personali: una citazione in un libro di Malatesta, il
libro stesso, la revisione del libro dei santi... Ma ci sono altre domande dentro la domanda: perch San
Vicente? Che cosa rappresenta San Vicente? Forse  la caparbiet che lo fa uscire dallanonimato?
E laccanita fedelt ai principi? La durezza che ne fa un personaggio armonioso e non lacerato
dalle contraddizioni? La mancanza di unidentit nazionale?
Credo che dietro alle ragnatele che popolano langolo pi nascosto della mia testa ci sia una
traccia di questultimo argomento. Lidea dellesilio volontario, lidea che il radicamento in una patria
stia in tanti frammenti di molti paesaggi che possiamo sentire nostri: in amici, storie, situazioni, settori
di una classe sociale senza volto eppure nostra. Non 
unidea, un pensiero astratto,  una sensazione di affinit intima, di piacere che si manifesta in
un senso di calore nel corpo, quando passi per le montagne asturiane davanti agli ingressi delle miniere
o quando ti perdi nella polvere del pomeriggio a Irapuato; quando senti raccontare dalle pagine di un
libro storie che suonano dannatamente tue. Cose cos, che hanno poco a che fare con il passaporto,
perch ancora non sono stati inventati i passaporti per la classe sociale, per un angolo di regione, per un
frammento di storia. Ancora non ci sono passaporti da cittadino del mondo rilasciati a Gijn.
Quellidea diabolica che San Vicente si  portato dietro per i tre anni in cui si  aggirato per il
paesaggio messicano, lidea che la rivoluzione era parte del bagaglio, era un pezzo del puzzle privato
che combaciava con altri puzzle, in molte citt, in molti momenti, in molte organizzazioni. Un pezzo
che combaciava con precisione tutte le volte, a patto di cercare con attenzione.
Penso a tutte queste cose, sfogliando distrattamente il libro di Fabbri su Malatesta.
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Quarantotto.
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San Vicente infila nella tasca della giacca Lanarchia di Enrico Malatesta, e respira profondamente. Non pu andare alla riunione di Nuestra palabra perch  sicuro che l lo aspetta la polizia. Cambiare citt? San Luis Potosi, con il gruppo anarchico di Librado Rivera? Veracruz con Fernndez Oca, uno di Santander che si sta dando da fare per i sindacati anarchici nelle campagne? Puebla con Bruschett? O posti nuovi dove lorganizzazione della CGT non  cresciuta, come le miniere di Chihuahua, Coahuila o Zacatecas?
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Fa freddo. Anche se ha trovato un vestito, gli manca la camicia, e la giacca del pigiama non gli permette di indossare la cravatta che tiene in una tasca. Gli piace quella citt, che un giorno  fumo e un altro giorno aria piena di umidit e di pioggia. Gli piacciono i quartieri del sud e i filatoi, gli piacciono i caff del centro, le passeggiate per Reforma al mattino. Ma non gli piace al punto di volerla vedere dalla finestra di una cella. San Vicente fa dei piani. Saldare qualche conto, lasciare qualche messaggio e partire su unautomobile rubata fino a una citt vicina. Poi il treno. Un bambino gli si avvicina per vendergli un giornale. San Vicente si fruga nelle tasche e finisce per rifiutare. Mentre il bambino si allontana, lo ferma con un Aspetta e gli regala il libro di Malatesta. E meglio viaggiare con poco bagaglio.
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Quarantanove.
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Raccontarlo serve a poco, perch non  successo niente, anche se ho fatto in modo che qualcosa
succedesse. Sar perch perdiamo sempre, perch la nostra ora non  arrivata, perch i migliori se ne
vanno e rimaniamo soltanto noi, i pi coglioni, i pi inutili, noi che intrecciamo sogni e non li facciamo
diventare vita. Sar perch per la storia della pistola non ho preso il primo treno, per la storia dei
manghi ho perduto il secondo e pure Mino, per la storia della coincidenza mi sono incasinato a
Veracruz e per essermi incasinato a Veracruz ci ho messo due giorni a trovare il carcere, per mancanza
di coglioni o per eccesso di piani non ci sono entrato, siccome non ci sono entrato lo hanno portato via
mentre stavo scopando, e dato che stavo scopando lho visto soltanto da lontano e non ho capito se
sorrideva o no quando lo hanno fatto salire sulla passerella. Sar per questo, magari.
Ve lo racconto per insegnarvi che anche noi, uomini di buona fede, siamo stupidi, o meglio
ancora, quanto maggiore  la buona fede, tanto pi siamo stupidi.
Il tredici luglio dellanno 1923, mentre camminavo verso casa, sulla porta mi sono ritrovato
Hilario. Tutti e due eravamo stati licenziati dai tram e stavamo sulla lista nera, ma io avevo un cugino
ferroviere alle officine di Balbuena e, sotto falso nome, lavoravo a ore nella manutenzione elettrica.
Hilario, invece, per quanto cercava, non trovava nulla e tirava avanti facendo lavoretti al sindacato.
Quel giorno, appena lho visto da lontano, mi sono detto: Ah, fottuto Hilario,  successo qualche cosa,
sei troppo agitato, perch saltellava da una gamba allaltra e guardava ai due lati della strada mentre
mi aspettava. Tanto concentrato che gli  passata sotto il naso una tipa niente male e non lha vista nemmeno.
Hanno beccato San Vicente, Pedro Snchez mi ha detto.
E come cazzo hanno fatto?
Sono entrati a casa mia venti poliziotti con la pistola in mano... di pi, quasi trentacinque... e
a calci lo hanno tirato su da terra.
Stava a dormire da te?
E s, eh... 
Oh cazzo mi dissi, perch con Hilario ci puoi parlare fino a un certo punto. E uno che si batte
e un buon compagno, ma una volta che gli ho dato una .38
da tenermela mentre dormivo, nello sciopero, alla porta delle officine Indianillas, lha usata
come uovo per rammendare certi suoi calzini tutti sputtanati. La pistola dentro il calzino, e lui che
cuciva tutto contento, lo scemo.
Lo ammazzano ha detto Hilario.
No, ma lo buttano fuori, al nord. E l lo fottono perch ha dei sospesi... Dove lo hanno
portato?
So mica... 
Non lo hai seguito?
No, mi avevano gi preso. Era vero, io per la fretta non me nero accorto, ma aveva un occhio
chiuso e gonfio di sangue sotto il sopracciglio per una cornata tremenda.
Entro in casa senza neanche guardare il mio vecchio, che era lunico che abitava con me in quei
giorni, perch la mia donna se nera andata ai campi con i ragazzi, e mi metto a cercare la pistola nel
baule. Giro e rigiro e tiro fuori solo libri, carte, documenti del sindacato e camicie vecchie, ma della
pistola nemmeno lombra. E io dicevo:
Dove sei andata a ficcarti, maledetta?.
Alla fine il mio vecchio si  commosso e mi ha detto:
Lho nascosta io.
Mi giro e ce laveva lui l, la .45 bella tozza, pi grande della storia della rivoluzione francese di
Kropotkin, e con due caricatori pieni.
Vecchio, sei un figlio di puttana.
Il diavolo si mette di mezzo, figlio mio, e tu sei sonnambulo e magari di notte la prendi e mi
cimpiombi.
Macch, per quello che mangi tu, non ti ammazzo nemmeno dormendo gli ho detto. E
siccome sapeva quello che dovevo fare, gli ho dato un incarico:
Digli al cugino che torno presto, che mi deve conservare il lavoro, che non vado via per
sempre.
Sono scappato in strada con la pistola che mi pesava nella giacca che mi ero buttato sulle spalle,
e Hilario dietro.
Dove andiamo?
A trovarne unaltra, che per quello che c da fare una non basta. 
Hilario, anche se vedeva che il gioco si stava facendo duro, mi ha seguito fino a casa del
compagno Mayorga. Bussiamo alla porta e quello non apriva. O non cera, o stava fottendo, il
Mayorga. Per questo era rinomato. Tre ore abbiamo girato intorno a casa sua, un capannone dietro allo
Zcalo verso calle de Jess Maria, fino a quando ci si presenta davanti tutto tranquillo.
Siamo venuti per la pistola.
E perch?
Hanno beccato San Vicente, figlio mio gli dico, anche se il Mayorga ha almeno quindici anni pi di me.
E che cosa vuoi fare, compagno?
Lo tiro fuori a furia di piombo, e mi serve unaltra pistola.
Ci vai da solo?
Da solo. E una questione personale, le organizzazioni non centrano. Ci vado da solo.
Mayorga capisce, entra in casa e mi da la pistola avvolta in una copia di Maestra Palabra. E non mi chiede nemmeno quando gliela ridavo, non dice niente.
Be, una cosa lha detta: Se non ci riesci, faccelo sapere tramite Hilario, cos organizziamo una mobilitazione alla grande. Che almeno non lo estradano al nord.
Sta bene  stata lultima cosa che gli ho detto, e lho lasciato al buio perch si era fatta notte.
Si stavano accendendo i lampioni quando Hilario e io siamo arrivati con la lingua di fuori a calle de Humboldt. Sulla porta ci ferma uno di guardia e mi costringe a guardarlo storto. Saliamo le scale di corsa ed entriamo in redazione.
Toms Salas stava seduto alla macchina da scrivere, con gli occhi chiusi. Era il redattore della
nera. E qualche volta aveva dato una mano allorganizzazione. Di lui si raccontavano cose da non
crederci: che scriveva i suoi articoli dun fiato, senza neanche pensarci. Siccome sembrava sul punto di
dire qualche scemenza, siamo andati dritti al punto:
Abbiamo bisogno di te, Toms.
Ma guarda, gli uomini della CGT, lorda di Bakunin, che cosa posso fare per voi? 
Hanno preso Sebastin San Vicente, dove possono averlo portato?
San Vicente! Ma non lavevano gi espulso nel maggio del 21?
Era tornato.
Digli che si chiamava Pedro Snchez mi ha ricordato Hilario.
Toms prende il telefono e comincia a chiamare uno per uno i suoi contatti alla polizia del DF,
alla Politica, alla caserma del commissariato, a Beln, nei distretti, ai segretari del governatore Casca.
Sembrava che San Vicente se lerano portato in cielo.
Allimprovviso, Toms alza la testa dal telefono su cui stava chino a parlottare, a spettegolare
con la legge, e dice: Se lo sono portato a Veracruz.
Fottuta la madre di Obregn.
E sono scappato correndo a Buenavista. Alla stazione non cerano amici, cos mi sono messo a ruminare: dirottavo un treno
e me ne andavo a Veracruz a forza di pistola... S, e quando arrivavo a Puebla trovavo cento poliziotti che mi aspettavano...
Assaltavo la stazione del telegrafo e ordinavo di mandare un telegramma al treno, alla prima
stazione dove potevano fermarlo, un telegramma del presidente Obregn.
E poi che cazzo facevo? E rimasticando idee sballate, con una mano per tasca e per pistola,
perch nelle stazioni i fessi li derubano, e se oltre a perdere il treno restavo pure disarmato, non mi
sarei mai dimenticato la mia santa madre, mi sono addormentato...
Ho preso il treno della mattina per Veracruz tutto acciaccato dopo la notte alla stazione, e ho
schiacciato un pisolino fino a Puebla. Da l ho mandato un telegramma a Jos Mino a Veracruz, che mi
aspettasse alla stazione. Avevo bisogno di aiuto pi di Zapata a Chinameca se volevo San Vicente tutto intero.
Cos mi guardavo le montagne e le pianure e facevo piani del cavolo, perch non sapevo n
come era il carcere n come era la sorveglianza, niente di niente; ma se uno comincia a fare piani, non
lo mettono in croce, credo; e allora, facevo piani. Ed  stato l che la faccenda si  guastata, perch a
furia di fare piani non mi sono accorto che i manghi che avevo comprato da una donna erano mezzo
acerbi, e dopo unora e mezzo mi  venuta una cacarella che non vedevo lora che il treno si fermasse a Soledad De Doblado.
L mi sono infilato nel gabinetto e come niente mi sono perso il treno perch cacavo senza freno
nel momento sbagliato. A Soledad, per colmo di sfiga, non cera neanche una sezione della CGT, per
quanto ne sapevo, e lo sapevo perch ero io a spedire i pacchi di Nuestra Palabra per lorganizzazione
in tutto il paese, e per Soledad non cerano pacchi, cos ho dovuto rubare il carro a cavalli di un lattaio
e andarmene al galoppo verso Veracruz. La cosa non sarebbe stata male, ma cazzo, al proletario che
guidava il carro non cera verso di fargli capire i miei argomenti, magari per la fretta io mi spiegavo male, e mi son dovuto mettere
daccordo con i cavalli per conto mio, mentre con il loro padrone ho usato la pistola, ma non la
capiva nemmeno cos e si  messo a corrermi dietro insultando quella santa donna di mia madre, che
non centra niente con larresto di San Vicente, e nemmeno con i manghi del treno.
Ecco perch sono arrivato cos tardi a Veracruz, con quei due cavalli mezzo sciancati,
momentaneamente sotto la mia custodia, e non ho pi trovato Mino alla stazione. A quel punto ormai la
cosa mi sembrava facile, bastava trovare la sede dellorganizzazione e incontrare i compagni, verificare dove lo tenevano e poi mettersi a
pensare ai piani; perch, cazzo, questo  quello che mi piace pi di tutto. Per non era mica tanto facile.
Primo, dove cavolo potevo lasciare i cavalli? Uno non pu dire:
I cavalli li lascio qui e via. Non sono come una motocicletta, che la lasci da qualche parte e
non devi darle da mangiare; se li lasciavo liberi, chi gli dava il foraggio? E poi come facevo a restituirli
al lattaio di Soledad de Doblado? Perch glieli dovevo restituire sani e dritti sulle quattro zampe. Cos
ho perso tre ore a Veracruz cercando di lasciare i cavalli a qualcuno del posto che non se li pappasse e
non se li fottesse. Perch non si sa mai, nei porti ci sono sempre state certe abitudini barbare, non tutte imposte dal capitalismo.
Dovevano essere quasi le nove di sera quando sono arrivato alla sede. Sudavo da morire e non
potevo sfilarmi la giacca perch le pistole sbatacchiavano di qua e di l, e oltretutto nella sede non cera
nessuno, e non potevo certo domandare al poliziotto allangolo, perch il destino voleva che io fossi in
missione e i poliziotti non sintendono di destino, anche se sintendono di missioni.
Mi sono addormentato su una panchina nei giardini davanti alla sede sindacale. Mi sono
svegliato mentre Mino mi scuoteva forte, con pi energia che buona intenzione. Il sole era gi alto, cazzo.
Va bene, s, mi sono svegliato. Sono qui, basta sbattermi.
A che ora sei arrivato, amico, e perch tanta fretta? mi dice Mino, un anarchico galiziano,
vestito troppo bene per i miei gusti.
San Vicente  a Veracruz, lo hanno arrestato per estradarlo.
Dobbiamo sapere dove lo tengono e su quale nave lo mandano via.
Oh cazzo! E quando lo hanno beccato?
Laltroieri. E adesso sta qui, a Veracruz.
Lasciami pensare dice Mino grattandosi la testa.
Quando e come lo estradano  facile saperlo. Dove lo tengono, pure: lo vediamo con i
compagni del sindacato carceri.
Oh, cavolo, qui state un pezzo avanti. Avete perfino un sindacato carceri.
Mino non mi ha dato molta retta, e ha cominciato a salire le scale della sede con me dietro. Ma
allimprovviso mi sono ricordato dei cavalli...
Accidenti, devo sistemare la faccenda dei cavalli
ho gridato allo spagnolo che stava cominciando a stufarsi di me.
I cavalli stavano bene e, quando sono tornato da lui, Mino aveva gi avuto qualche
informazione.
Lo imbarcano sullAlfonso xii. Fino a La Coruna lo portano, proprio il mio paese... 
Tanaeva, che brutta faccenda. Se devono fottere cos i cristiani...
San Vicente  ateo, smetti di preoccuparti per questo.
Linformazione  buona. Ho parlato con Miranda del sindacato marittimi e mi ha detto che la
cosa  certa, che lAlfonso xii  lunica nave che salpa in questi giorni, e che tra i marittimi si diceva
che dovevano caricare qualche prigioniero pericoloso, anche se non sapevano che si tratta di San
Vicente, pensavano che fosse un rapinatore di banche o un truffatore elegante, perch di quelli ne
estradano un giorno s e uno no.
Insomma lo mandano in Spagna mi sono detto a voce alta.
Meno male.
Meno male ha detto Mino facendo eco.
E dove sta?
Questo  pi difficile. Ho parlato con la compagna Marn che  andata a controllare con il
sindacato carceri, ma non c ancora risposta. Siediti l... No,  meglio se vieni qui e mi aiuti con i
conti del giornale: devo presentarli allassemblea.
Questo  quello che ho fatto nelle ore seguenti. E finalmente mi sono tolto la giacca con le pistole e tutto e lho appesa su un vecchio attaccapanni, che di sicuro era il miglior pezzo di mobilio dellufficio.
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Niente, Mino, niente ha detto la donna entrando di botto nella stanza dove il galiziano e io studiavamo una cosa che lui chiamava i misteri delle vendite a credito inesigibile nella stampa sindacale. Era una donna proprio ben fatta, formosa, come piacciono a me quando ho tempo per un po di lotta libera senza arbitro; pettoruta, con la gonna abbastanza corta e giarrettiere rosse in vista, che usava solo per metterci il coltello, perch a Veracruz una deve essere molto borghese o molto scema per portare le calze con il caldo che ci fa. Non lo tengono nel carcere di Degollado, non sta al comando di polizia, non ce lhanno quei cani di Snchez al distretto militare, non sta negli uffici della marina, devono esserselo messo nel buco del culo. Perch  certo che sta a Veracruz, e questo si capisce quando lo chiedi agli ufficialetti, ai poliziotti dal tenente in su. Quei brutti froci figli di una puttanissima madre.
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Ma dove, compagna? mi sono azzardato a domandare.
E questo stronzo, chi ?
Mi ha scoperto ho detto.
Non trattarlo cos,  quello venuto da Citt del Messico.
E uno coi coglioni?
Un paio ce li ho ho detto, tanto per non sembrare presuntuoso.
Perch vuoi saperlo? Hai intenzione di tirarlo fuori?
La compagna  fidata? ho chiesto a Mino, mentre lei  diventata rossa dalla rabbia. Lo dicevo
che bisogna starci attenti alla gente di Veracruz, perch se si fottono i cavalli, figurarsi gli ex tranvieri.
Be, basta cos. Siete fidati tutte due e, se insistete proprio, anchio sono fidato ha detto
Mino, dando prova di un senso dellumorismo che, fino a quel momento della mattina, non si era fatto sentire.
Mi informo io, non preoccupatevi ha detto la donna inalberandosi allimprovviso, come unanima trascinata dal demonio.
E questa chi , Mino? A Citt del Messico non labbiamo mai vista. 
La compagna Marn, moglie di Hern Proal. Trattala con i guanti o ti stacca due dita con un morso, fratello.
Cos si  conclusa la conversazione. Ho passato il pomerggio a fare i conti, sono entrato nel
salone del pianterreno, mi sono intrufolato in unassemblea di panettieri, ho scritto un articolo su
Ricardo Mella, sono andato di nuovo a vedere i miei cavalli e, quando stava scendendo la sera, ho ricevuto notizie fresche.
Lo tengono al comando della piazzaforte, in isolamento. L non ci sono altri prigionieri, solo
lui con una sentinella a vista e una mitragliatrice sul lato sinistro della porta della cella ha detto la
compagna Marn con un sorriso di sfida.
Quante guardie, oltre a quella della mitragliatrice?
Due allentrata, una sala dattesa dove ce ne sono altre due o tre e quelle che gi ti ho detto.
Giorno e notte. Ti ci romperai la testa, amico.
Grazie per lincoraggiamento.
No, non mi fa per niente piacere che labbiano vinta; lho detto solo per darti linformazione giusta.
Mi ci porti?
Ti porto da quelle parti e ti indico la strada, poi io a te non ti conosco.
Non sai quello che ti perdi.
Due guardie alla porta, muri alti, una sentinella a una finestra; tutto questo era sfuggito alla
compagna Marn. Ero messo male. Mi misi a passeggiare perch la brezza notturna va bene per fare
piani, e perch mi piaceva camminare per il porto dove laria era densa e odorava di sale.
Ho dovuto pagare tre pesos per la custodia dei miei ronzini: se continuava cos dovevo assaltare
una banca per tornare a Citt del Messico con San Vicente sano e salvo e i due ronzini ben nutriti.
Salito a cassetta,  bastata una parola e i miei cavallini hanno cominciato a trottare per le strade
addormentate di Veracruz.
Ho sistemato il carro a dieci passi dallentrata della caserma, e mi sono spostato nella parte di
dietro, in mezzo alle bottiglie del latte. Avevo bisogno di un piano perfetto e, per escogitarlo, mi
servivano molte ore di riflessione.
Che cosa fa, signore? Vuole restare a dormire qui? mi ha chiesto il soldato di ronda.
Solo fino a domani, cos comincio a consegnare appena fa giorno.
Perch non li porta al deposito?
Perch siccome ho alzato le sottane a sua moglie, il padrone della stalla non mi lascia pi
passare la notte l.
Be, allora lo lasci qui, glielo tengo docchio io, tanto devo fare la guardia lo stesso. Cos lei
domani mattina viene e se lo riprende.
Davvero, sergente? Davvero mi fa questo favore?
Caporale Ramrez... ci mette a disposizione il latte per la colazione, no?
Si capisce. Pare che i piani migliori nella vita si facciano da soli.
Ho dato un colpo alle redini e ho attraversato il portone con i miei cavallini e le mie bottiglie di
latte l dietro che facevano
tilin-tilin ogni volta che si urtavano. Era vero: una stanza per le guardie, una mitragliatrice
sistemata nel corridoio, una sentinella sul tetto. Troppa roba per tirar fuori lartiglieria e farli secchi
tutti insieme.
Ramrez, che cazzo succede? 
E il carro del lattaio, sergente. Lo sorvegliamo noi, se lei da il permesso ha detto il caporale a
voce alta e poi si  allontanato per discutere con il sergente, uno con un paio di baffoni e una cicatrice
di coltello. Vada pure, signore! ha gridato Ramrez, e io fuori di corsa, in strada. Il portone della sede
era chiuso, le luci spente, e io non sapevo come trovare Mino. Ho camminato per la citt seminando
maledizioni e sventure. Alla fine sono capitato sulla solita panchina ai giardini, sotto un albero
frondoso da cui ogni tanto cadevano cacche di uccello, pronto a passare unaltra notte allaria aperta.
Mi svegliarono di nuovo a scossoni.
Forza, su, ci vengo anchio ma questa volta non era Mino, era la frondosa veracruzana che,
sotto il frondoso albero, mi guardava con un frondoso sorriso dei suoi.
Non lo sa che a Veracruz c una legge contro i vagabondi e che non si pu dormire nei
giardini? mi ha detto.
Compagna Marin, mi servono due candelotti di dinamite le ho risposto.
Si capiva che la donna doveva avere molte strade che portavano a Roma e molti conoscenti che
facevano da romani, perch come prima cosa mi ha guidato fino a una pescheria che ormai stava
chiudendo, poi in un cabaret di malaffare dove ci siamo bevuti qualche bicchiere di rum e abbiamo
ballato qualche celestiale danzn, poi siamo andati a cercare un cieco che suonava la chitarra alla porta
del bordello, poi a casa di lei, poi accanto al suo letto, dove lei ha tirato fuori la dinamite da sotto il materasso.
Allora perch tutti quei giri? le ho domandato.
Perch se ti portavo direttamente a casa mia e fino al mio
letto, tu avresti pensato che non sono una donna onesta.
Era un appartamento carino, non troppo grande e con fiori sul comodino, gardenie, e due
imponenti ritratti di Bakunin sopra il letto.
Le gardenie, con quel loro odore dolcissimo e meraviglioso, mi hanno portato alla perdizione.
Con una mano ho preso i candelotti, con laltra le ho toccato un seno e con laltra ho spento la luce;
insomma, quel giorno dovevo avere tre mani, perch come la racconto, cos me la ricordo.
Cos me la ricordo, quando il senso di colpa me la lascia ricordare senza rovinare tutto.
Cazzo ha detto Mino, quasi buttando gi la porta, lo sapevo.
Mi sono coperto i pendagli e lo strumento con la federa di un cuscino e ho preso la pistola con
laltra mano. Perch ormai era troppo, essere svegliati di soprassalto per tre giorni di fila.
Lo stanno portando via. La nave salpa oggi, cazzo.
Tu non volevi salvarlo? Oggi estradano San Vicente.
Ho corso, ho corso per le strade di Veracruz con le scarpe slacciate e le pistole che quasi mi
scappavano dalle tasche, lasciando il respiro a ogni maledetto angolo di strada.
E sono riuscito soltanto a vedere Sebastin sulla passerella, e non sono nemmeno riuscito a capire se sorrideva.
Sar perch perdiamo sempre, perch la nostra ora non  arrivata. O magari sar perch per
cercare la pistola ho perduto il treno, per aver mangiato i manghi acerbi sono dovuto scendere a
Soledad de Doblado, per essere dovuto scendere ho rubato due cavalli, per aver rubato i cavalli.
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Cinquanta.
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Stavolta non c scampo pensava San Vicente. Adesso s che mi estradano negli Stati Uniti o a Cuba. E questo per lui significava scambiare quella prigione con unaltra prigione, senza dubbio priva delle virt della brezza marina che entrava attraverso le sbarre. Unaltra prigione?, si domandava cercando di immaginarsela. Sar la sesta o la settima? E passava in rassegna le prigioni in cui era stato contandole sulle dita perch non aveva niente di meglio da fare. Contava soltanto le prigioni ufficiali, dove aveva trascorso pi di una settimana, non gli arresti temporanei nelle caserme militari o nei commissariati di polizia. Le idee non possono metterle in galera si diceva e poi sorrideva sornione, aggiungendo: A me s, per. Chiuso con il Messico.
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Rimuginava in silenzio, camminando su e gi per la cella, sei passi avanti, sei passi indietro fino a toccare le pareti; un modo di dire addio, un congedo dal paese dove aveva passato quasi tre anni. Uno pu lasciare un paese, non le idee e sorrideva di nuovo, godendosi quella battuta quasi personale, fatta per il monologo. Bisognava tirare un bilancio di quei tre anni, o era sufficiente lasciarsi andare, conservare quei ricordi insieme ad altri ricordi, che a loro volta erano immagazzinati insieme ad altri ricordi ancora pi vecchi? Dove mettere quel brodo di pollo bevuto sul far del mattino, o la carica di cavalleria che era stata respinta a sassate dai filatori di Tizapn, le sciabole che mandavano scintille sotto il sole e i volti immobili, gli occhi fissi sugli zoccoli dei cavalli, la folla che li aspettava con i sassi in mano?
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Che fare con il neo di quella donna, Elena, quel neo sotto il seno sinistro, che interrompeva la simmetria del suo corpo e lo faceva impazzire? Dove mettere un incubo che lo aveva risvegliato nel cuore della notte, soltanto per scoprire che non era affatto un incubo e che il sogno si prolungava nella veglia? Dove conservare lultimo sigaro fumato insieme a Phillips o lopaca lucentezza dello Stetson nero che gli avevano regalato le cucitrici del Palacio de Hierro? Come fare perch le frasi di Malatesta tornassero a farsi musica, come quella notte attorno al fuoco, parlando con i contadini di Acolman, che sembravano il pubblico ideale per il pensiero dellitaliano? Doveva esserci un qualche posto per tutti quei ricordi; un quaderno di appunti, un libro con le pagine bianche, un barattolo di vetro, un taschino di gilet.
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Una scatola di cartone in cui conservare tutti gli addii, si diceva percorrendo i sei passi da un lato allaltro della cella, mentre recitava ad alta voce e senza pensarci il monologo di Sigismondo, che aveva imparato per caso da bambino, e non voleva dimenticare Io sogno che qui mi trovo da questi ceppi fiaccato, e ho sognato di vedermi in pi lieta condizione. Cos la vita? Delirio.
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Cinquantuno.
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Nome?
Sebastin San Vicente Bermdez.
E quello vero?
S. O meglio,  il primo, perch veri lo sono tutti, se uno li usa bene e per un tempo surficiente.
E il suo, colonnello? Qual  il suo nome?
Non ha importanza. Del resto non sono io sotto interrogatorio, e lei non ha modo di prendere nota delle risposte, se gliene dessi.
Qui, nella testa.
Anche se fosse, a cosa le serve il mio nome?
A niente. Pura curiosit.
Et?
Ventisette anni.
Luogo di nascita?
Gijn, Asturie, Spagna. Un paese di operai metallurgici, di pescatori, di vetrai, sulla costa settentrionale della Spagna, da dove viene il carbone delle miniere asturiane. 
Lo so, ho una mezza idea di averlo visto su una carta geografica.
E come le  sembrato?
Non so... un punto, come sembrano le cose su una carta geografica. Stato civile?
Celibe.
Religione?
Dice sul serio?... Nessuna,  chiaro.
Ma lei non  anarchico?
Certo.
E non  una religione?
Se vuole metterla cos... Religione: anarchico. E divertente. Ha un suo fascino.
Va bene cos. Durata del soggiorno in Messico?
Trenta mesi e cinque giorni.
E entrato legalmente nel paese?
La prima volta. La seconda sono entrato a piedi dalla frontiera con il Guatemala. Gi, dovrebbe scontarmi un mese dal soggiorno in Messico.
Perch  entrato illegalmente?
Perch non credo nella legalit. E, visto che ci siamo, non credo nemmeno alle frontiere. Tra Messico e Guatemala non cera differenza. Si passa da un albero allaltro nella foresta, e nientaltro. Nemmeno gli alberi riconoscono le frontiere.
Gli alberi non possiamo estradarli.
Meglio per loro.
E che cosa faceva in Messico?
Ero di passaggio.
Di passaggio?
Di passaggio.
Di passaggio per andare dove?
Faccia lei... 
Titolo di studio?
Quello che da la vita; mi hanno insegnato a leggere e a scrivere in una scuola di suore. Quello che ho scritto e ho letto dopo di allora sono affari miei, ne sono io il responsabile.
Mettiamo autodidatta?
Metta quello che vuole.
Aderente a partiti o a organizzazioni?
S, alla CGT in Messico.
E in altre parti del mondo?
E ancora da vedere.
Che legami ha con lInternazionale comunista?
Nessuno. Ci risiamo?
Con che cosa?
"Con la discussione tra la prima e la terza internazionale.
Pensavo che, almeno qui, mi sarebbe stata risparmiata.
Non si preoccupi, delle sue faccende non mimporta un cavolo.
Tante grazie.
Ha processi in sospeso in Spagna?
Io, nessuno.
E negli Stati Uniti o a Cuba?
Immagino di s. Anche se nel caso di Cuba non ho informazioni recenti.
Non importa... In Messico ha preso parte a qualche attivit illegale?
Secondo chi?
Secondo me, amico. Non renda le cose difficili: secondo le leggi messicane...
Non riconosco... 
Be, anche se non le riconosce.
Che cosa vuole che risponda?
Di no: ho ricevuto istruzioni di estradarla, non di arrestarla, e nemmeno di sottoporla a giudizio. Il governo messicano vuole soltanto liberarsi di lei, non la vogliamo nemmeno nelle nostre prigioni. Per questo non le domander se ha fatto fuoco contro i soldati nella sparatoria di calle de Uruguay, n se ha avuto a che fare con lattacco a quelli della CROM a Tlalpan, e non voglio sapere se ha assalito lamministratore della Guadalupana di Atlixco. Come vede, la preferisco innocente.
Bene, se le cose stanno cos, entro a far parte dellesercito delle anime candide... Immagino che non le interessi nemmeno sapere che quattro giorni fa, quando mi hanno preso a Citt del Messico, sono stato pestato per cinque ore da un colonnello di polizia e da quattro soldati... No, immagino che neanche questo le interessi.
Denaro ne ha?
Credo di poter mettere insieme s e no un paio di pesos.
Non ne ha bisogno.
Per che cosa?
Per pagare il biglietto del viaggio.
Ah, certo che no. Se mi estradate, offrite voi.
Cos sembra.
S, cos sembra.
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Cinquantadue.
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Allora, sembra che te ne stai andando, che ormai posso allungare ben poco la storia con cui ci siamo fatti compagnia in queste ultime notti. Niente dura in eterno, Sebastin, dico a te e dico alla macchina per scrivere che, abituata ai monologhi, non risponde pi. Perch questa storia per me finisce in Messico, ma tu la farai continuare oltre le coste del Golfo e oltre le palme di Veracruz. Dove? Non ne ho idea. Le tue tracce sono svanite. I San Vicente dellelenco telefonico di Gijn non sanno niente di te. Non ci sono tue tracce negli archivi della CNT di Amsterdam, n segni del tuo passaggio nella rivoluzione asturiana del 34. Il tuo nome non figura nei registri dellesercito del nord allarchivio di Salamanca.
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Non c niente che ti riguardi negli archivi nazionali francesi n in quelli di Washington e, stando al computer, lFBI si dimentica di te a partire dal 1922. Non sei dove dovresti essere. Alla Biblioteca Nacional dellAvana, le raccolte dei giornali non mi hanno restituito il tuo nome, quando le ho consultate. Dove diavolo ti sei ficcato? Dove ti sei portato la rivoluzione? Queste sono cose che dovresti dirmi. A volte penso che dovresti aver lasciato qualche traccia in una conversazione, in una lettera, in un pezzo di carta. Dove ti sei cacciato? Con i wobblies in Cile? Nella rivoluzione cinese a partire dal 25? Hong Kong, Canton, Shanghai nel 27?
La Germania? Amburgo? La Spagna: Madrid, Barcellona, lAndalusia? LAfrica? Altre palme? LArgentina?
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Cerco nella raccolta de La Protesta, che si trova nellarchivio di Valads, dal 1925 al 1928. E come cercare un puntino su una carta geografica in movimento. La fantasia potrebbe fornire gli anelli mancanti tra il Sebastin San Vicente che viene estradato dal Messico in luglio. Con un po di artifici si potrebbe collegare luomo che osserva il Golfo del Messico allamico spagnolo di Pomeroy nella ribellione huk delle Filippine. Si potrebbe dire che San Vicente era il colombiano Snchez, quello che aiuta Durruti ad assaltare una banca a Buenos Aires. Ma gli anelli non resistono alla tensione: si aprono e lasciano un uomo sul molo di Veracruz. Un uomo che si dissolve, che si fa fumo in quella cosa che per cattiva abitudine chiamiamo storia, e che condanniamo a far parte del passato. Dal molo, qualche istante prima di svanire, mi rivolgi un sorriso divertito. Stanotte, mentre scrivo a macchina davanti alla finestra, ti ricambio il sorriso.
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Cinquantatr.
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A venti miglia da Veracruz, a bordo dellAlfonso 12, delle linee transatlantiche spagnole, luomo venne liberato dalle manette e lasciato uscire dalla sala delle bandiere. Poich il biglietto era stato pagato dal governo messicano, gli fu concessa una cabina di seconda classe, da dividere con due cittadini francesi che, fallita la caccia alloro nel nord del Messico, tornavano nella loro terra, e con un negoziante (spagnolo di origine, ma nato a Puebla) che andava al suo paese (Cerebros, Avila) per sposarsi, anche se ancora non sapeva con chi. Il secondo ufficiale, dopo averlo sistemato, e senza i rancori classisti del capitano, gli permise di salire in coperta e gli ricord che sarebbe stato di nuovo ammanettato allo scalo di New York, per essere poi rilasciato al primo porto spagnolo toccato dalla nave, vale a dire La Coruna.
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Il secondo ufficiale diceva queste cose con un certo rispetto, perch nei giorni precedenti al trasferimento del prigioniero erano corse voci sul fatto che fosse un anarchico pericoloso. San Vicente ascoltava in silenzio, come se avesse la testa da unaltra parte, come se stesse rispondendo in silenzio a domande che si era rivolto molto tempo prima.
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Era un giorno particolarmente chiaro e la costa risaltava come unombra sullorizzonte. La vide cos, con i gomiti sul parapetto, distratto soltanto da una bambina vestita di bianco che giocava con un gatto. Vide la costa, indovin le palme e gli amici che rimanevano immobili mentre la nave fuggiva via.
Sent un fuoco che gli bruciava dentro. Il fuoco degli addii irripetibili, gli addii estremi, quelli che non torner mai, non ci vedremo pi,  per sempre.
Ma gli addii, quegli addii irrevocabili, erano un po un arrivederci, perch quando senti di perdere qualcosa con tale intensit, ci che perdi non se ne va del tutto, rimane catturato per sempre come al centro di un fermacarte di vetro, in un eterno arrivederci.
Per questo, anche senza volerlo, Sebastin San Vicente si concesse una lacrima per il continente americano che si allontanava dalla nave.
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Cinquantaquattro...
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Luglio 1924. Circolare. Gruppo Tierra y Libertad da A. Bruschett, Puebla.
Con la presente comunico a tutti i compagni il mio nuovo domicilio che dora in avanti sar nella citt di Zacatecas, calle Hidalgo numero 125, ultimo piano. E vi prego di continuare a farmi avere la propaganda politica e sindacale al nuovo indirizzo, come facevate prima. Attraverso questa circolare chiedo che mi si facciano avere notizie di Sebastin San Vicente, un compagno che  stato con noi e del quale avrete conservato dei ricordi; quanto a me, ho ricevuto solamente una fotografia da La Coruna quando  sbarcato l, e poi una cartolina da Bordeaux, Francia, dove immagino che si trovi. Sempre vostro, per lanarchia. A.B.
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Cinquantacinque.
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Ministero degli Interni. Sezione politica. Settore informazione. Ufficio spoglio giornali. Rapporto 11908/2.
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Segnalo la pubblicazione di un articolo (allegato), a firma Paco Ignacio Taibo Segundo, nel supplemento culturale d Uno ms Uno intitolato Sebastin San Vicente, un nome senza strada, in data 13 aprile 1982 e dedicato a un anarchico spagnolo che ha operato in Messico negli anni 1921-23. E il secondo articolo sulla violenza anarchica scritto da Taibo, che sullo stesso organo ne ha gi pubblicato un altro su un certo Durruti che assalt gli uffici de La Carolina a Citt del Messico nel 1925 (rif 11908/1). Nel caso possa risultare dinteresse. (Scritto a mano, a matita: Archiviare, e tre lettere illeggibili come firma.)
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FINE.